mercoledì 28 marzo 2018

DEPRESSIONE: ALLA RICERCA DELLE COCCOLE PERDUTE

LE COCCOLE PERDUTE DELLA NOSTRA INFANZIA


Il bambino ha sempre bisogno di qualcuno che gli faccia le coccole. L’adulto si fa le coccole da solo e non ha bisogno di nessuno. Il genitore è l’unico capace di fare le coccole agli altri.
Le coccole, cioè il contatto di amore piacevole, che ci fa sentire amati e ci rende sicuri nel mondo.



I bambini sono incapaci di sopravvivere, di affrontare le difficoltà da soli. Hanno bisogno dell'assistenza continua dei genitori. 

Ci siamo mai chiesti cosa provano i bambini se non ricevono LE COCCOLE dei propri genitori?

Solitudine: quando il bimbo si sente solo piange ma se sente la voce della mamma capisce di non essere più da solo.
Insicurezza; per imparare a camminare il bambino deve sentirsi sicuro. La mano della mamma o del papà lo rendono capace di realizzare l'impresa più difficile.
Incertezza: dove sono? Perchè la mamma mi porta qui e mi lascia con tutti questi altri bambini?
Squilibrio: perchè è buio? Ho fame, perchè non viene la mamma? La mamma non mi vuole più bene!
Disagio: il bimbo piange se non viene pulito o se ha freddo.
Insoddisfazione, sofferenza, paura, angoscia, panico, infelicità.

Ma com’è che questi stati d’animo sono presenti anche in noi adulti? 
Perchè non siamo cresciuti!!!!


martedì 13 marzo 2018

IL CORRETTO METODO DI STUDIO E APPRENDIMENTO ALLE MEDIE

IL CORRETTO METODO DI STUDIO PER LE MEDIE: 1° PUNTATA

L'acquisizione di un metodo di studio durante i tre anni della scuola media è fondamentale.
Risultati immagini per APPRENDIMENTO
Ogni materia e disciplina necessita di un metodo di studio e apprendimento particolare.
Le lingua, la matematica e le materie orali differiscono completamente in metodo di studio.
Ogni ragazzo, poi, va accompagnato nel suo percorso di apprendimento.

Inizialmente è importante conoscere il funzionamento del nostro cervello durante l'apprendimento.

Proviamo a dividere l'apprendimento per processi:
  1. PROCESSO DI ASSOCIAZIONE 
“Ogni nuovo concetto o abilità che apprendiamo viene memorizzata nella mente associandola ad informazioni già presenti in essa.”

Questo processo inizia da quando nasciamo. Partendo dall'osservazione iniziamo a costruirci il nostro vocabolario di oggetti, in base alle sensazioni che proviamo toccandoli e vedendoli, poi man mano che cresciamo associamo ad essi delle parole e su di esse costruiamo poi la rete della nostra conoscenza.
Parlo di rete perché ogni oggetto o concetto non è mai a se stante, ma è sempre in collegamento con altri oggetti o concetti, proprio tramite la Legge dell'Associazione. In questo modo si formano i cosiddetti schemi mentali.

  Se per esempio devi spiegare cos'è una pallina da tennis a qualcuno che non ne ha mai vista una, potrai dirgli che è di forma rotonda, di colore giallo e della dimensione di circa un limone.

  Se quella persona ha già appreso i concetti di rotondo, giallo e sa cos'è un limone, potrà farsi una buona rappresentazione mentale a grandi linee di cos'è una pallina da tennis, associando concetti già noti a qualcosa di ignoto. Ogni volta che apprendiamo qualcosa di nuovo si creano nuovi collegamenti tra le cellule nervose e soprattutto non possiamo imparare senza associare un concetto a qualcosa che abbiamo già appreso.

"I neuroni che si accendono insieme, si legano insieme" ossia quando associamo un concetto ad un altro si crea un collegamento fra neuroni che permette l'apprendimento.

ESEMPI DI APPLICAZIONE


  La Legge dell’Associazione si può utilizzare per memorizzare in modo infallibile dei concetti, dei nomi, dei numeri da ricordare.

  Infatti, le tecniche avanzate di memoria, quelle che insegnano ai corsi di memoria, si basano su questa legge.

  Ti accorgerai della potenza di queste tecniche quando inizierai ad utilizzarle.

Memorizzare un nome

  Associa al nome da memorizzare un’immagine che abbia a che fare con il nome, che si colleghi in qualche modo ad esso.

  Aggiungi a questa immagine dei dettagli stravaganti, ad esempio altera la dimensione, cambia il colore.

  Esempio: poniamo che devi memorizzare il nome del paese Camesasca Romano. Devi trovare qualcosa a cui pensare di concreto, che puoi visualizzare, che sia collegato al nome con il suono delle sillabe o l’oggetto che richiama. Per esempio potresti pensare ad un cane, a una tasca e ad un romano di Roma.

  Potresti pensare ad un cane gigante blu che guarda nella tasca di un romano e ricordarti che non è cane ma came e non è tasca ma sasca, poi ci aggiungi romano.

  Detto questo ti sfido a ripensarci domani o fra un mese e a dirmi se il nome non ti è rimasto impresso nella memoria.

  Tutto questo grazie all’associazione di contenuto già noti alla mente


sabato 24 febbraio 2018

IL VIVERE BENE: CONSIGLI DI BENESSERE PSICOBIOLOGICO

IL VIVERE BENE: CONSIGLI DI BENESSERE PSICOBIOLOGICO

Il benessere psicobiologico nasce dal presupposto che una persona si senta in equilibrio con se stessa e sia in grado di vivere nel mondo con pienezza e responsabilità, ritrovando la forza di essere se stessi e di sbagliare.

Di solito diamo molto spazio a quello che abbiamo vissuto nel passato piuttosto a quello che stiamo vivendo nel presente. Il qui e ora è l'unico momento su cui abbiamo possibilità di agire e cominciare il cambiamento.

Sentirsi, conoscersi, e capire quali sono i bisogni reali: cosa sento e di che cosa ho bisogno?

Smettere di pensare, di progettare, analizzare lasciare che le cose succedano e che cambino la visione del nostro modo di pensare.

Cosa decido? Prendere in mano la propria vita gestendo il proprio potere personale senza lasciarsi influenzare dall'ambiente o dalle persone.

Il consulente della salute e del benessere ad indirizzo pscicobiologico aiuta il cliente a cominciare a VIVERE BENE puntando proprio a quel potere personale che ognuno di noi
possiede.



“Ognuno di noi ha dentro di sé una forza interna che è la forza essenziale che è all’origine della crescita  e dello sviluppo della persona.

La comprensione più profonda di sé e della propria situazione permette di giungere a scelte e decisioni positive
Carl R. Rogers

 

martedì 16 maggio 2017

CORSO DI SCRITTURA ZEN: LEZIONE 1

LEZIONE 1
SCRITTURA ZEN: CRESCERE INSIEME


ESERCIZI A TEMPO
Regole iniziali

E' importante darsi un tempo per la scrittura che può essere un'ora come mezz'ora o anche 15 minuti.
Prima di iniziare è bene rispettare le seguenti regole:


  1. Tenere la mano in movimento. Non fermarsi a rileggere quello che avete appena scritto. Non occorre avere il controllo di quello che scrivete.
  2. Non cancellate. La creazione non può essere revisionata. Anche se non vi piace quanto scritto lasciatelo.
  3. Non preoccupatevi dell'ortografia, della punteggiatura e della grammatica. Non preoccupatevi di restare nei margini o sulle righe del foglio
  4. Perdete il controllo
  5. Non pensate. Non lasciatevi invischiare dalla logica.
  6. Puntate alla giugulare. Se scrivendo viene fuori qualcosa che vi fa paura o vi fa sentire esposti, tuffatevici dentro. Probabilmente è carico di energia. E' importante anche la scelta del materiale. Una penna veloce, un quaderno grande a spirale e una copertina con un'immagine che vi piace. In questo modo ricorderete il periodo Ferrari oppure il periodo Snoopy.



ALCOLISMO: LA FORZA DELLA RINASCITA

UNA FORZA CHE NASCE DALLA TOTALE SCONFITTA E DEBOLEZZA


Come può dalla sconfitta e dalla paura nascere la speranza? Eppure è così.

Affrontare il dolore e accettarlo come valore di crescita e come spinta per il cambiamento. Nella vita passata spesso abbiamo rischiato di ferirci o di fare del male a noi stessi e agli altri, addirittura di morire. Solo dopo diverse esperienze di dolore di autodistruzione si accetta la resa e ci si affida a qualcuno che possa salvarci fermando il nostro comportamento pericoloso. La resa è come la quiete dopo la tempesta. In passato abbiamo sempre incolpato Dio o gli altri per quello che ci succedeva. Non abbiamo mai pensato di poter scegliere il percorso della mia vita. Le nostre decisioni si basavano sulla paura, sull'orgoglio e sul mio IO. Come conseguenza queste decisioni ci hanno precipitato lungo il sentiero dell'autodistruzione. Con il recupero siamo responsabili delle nostre azioni o del nostro non agire qualunque ne siano le conseguenze.

Tutto ciò che dobbiamo fare è dare uno sguardo al nostro passato per renderci conto di dove mi ha condotto l'egoismo. Usare la nostra volontà in certe situazioni di solito provocano stanchezza e frustazione. 

Siamo entrati nel mondo dello spirito. Entrare vuole dire azione, iniziare a fare. Gli ostacoli alla nostra crescita personale sono l'egocentrismo e l'interesse soltanto per le cose materiali. Abbiamo capito le cose spirituali sono: l'amore incondizionato, la gioia, la pazienza, la gentilezza. la bontà, la fedeltà, l'autocontrollo e l'umiltà. Ogni volta che lascio che l'egoismo, la disonestà, il risentimento e la paura diventino parte di noi ci chiudiamo ai valori spirituali.

martedì 25 aprile 2017

MEDITAZIONE: L'AUTOSTRADA, I PENSIERI E IL VIAGGIO

L'AUTOSTRADA E.......I PENSIERI

DA OGGI INIZIA UN VIAGGIO IN NOI STESSI: IL POSTO PIU' BELLO DEL MONDO!
voglio regalarvi un percorso di crescita che utilizza tutti gli strumenti che la saggezza ci ha donato.

BUON VIAGGIO

CHIUDETE GLI OCCHI E IMMAGINATE:


Siete seduti sul ciglio di una strada molto trafficata, con gli occhi bendati.
Riuscite a sentire i rumori di sottofondo e le automobili che sfrecciano, ma non potete vederle perché avete gli occhi bendati.
Ora, immaginate di togliervi la benda dagli occhi. Per la prima volta vedete la strada in modo chiaro. Vedete le auto che sfrecciano, i vari colori, le forme e le dimensioni. Magari in qualche momento siete attratti dal rombo di un’auto, altre volte vi interessa di più il loro aspetto. Ma la prima volta che togliete la benda è così.
Questi sono i nostri pensieri. Quando siamo distratti non ci facciamo caso ma basta fermarsi un attimo ed ecco che arrivano. La prima reazione è quella di prenderli e risolvere i pensieri uno ad uno. La salute, il denaro, il lavoro. Tutte macchine che affollano l'autostrada della nostra mente.
Sentiamo il bisogno di dirigere questo traffico, di cercare di risolvere ogni cosa,
Anziché correre in giro in mezzo al traffico perché non provate a restare per un momento lì dove siete? Che cosa succede se lo fate? Che cosa succede quando ve ne restate sul ciglio della strada e vi limitate a guardare il traffico che scorre? Magari è l’ora di punta e la strada è piena di automobili, oppure siete nel bel mezzo della notte e ne passano pochissime. L’uno o l’altro non fa differenza. Il punto è abituarsi a “tenere il posto” sul ciglio della strada e guardare il traffico che scorre.

«Quando ti avvicinerai alla meditazione in questi termini, ti accorgerai che la prospettiva cambia» disse il maestro. «Facendo un passo indietro rispetto ai pensieri e ai sentimenti, avrai l’impressione di avere più spazio. Magari ti sentirai semplicemente uno spettatore che guarda i pensieri, il traffico, passare. A volte, forse, te ne scorderai e senza neanche accorgertene ti ritroverai a correre in mezzo alla strada all'inseguimento di un’automobile che avrà attratto la tua attenzione. È quello che capita quando ci arriva un pensiero gradevole: lo vedi, ti lasci coinvolgere e finisci per inseguirlo»
«Però poi, all’improvviso, ti accorgerai di quello che stai facendo, e in quel momento avrai l’opportunità di tornare alla tua postazione sul ciglio della strada. Altre volte potrà capitarti di vedere arrivare del traffico che non ti piace: magari un’auto arrugginita, un pensiero sgradevole, e sicuramente ti precipiterai in strada a cercare di fermarlo. Forse cercherai di resistere a quel sentimento o a quel pensiero per un po’, prima di renderti conto che sei di nuovo in mezzo alla strada. Ma nel momento esatto in cui te ne accorgerai, proprio in quel momento, avrai l’opportunità di riprendere ancora una volta posizione sul ciglio della strada»
«Col tempo, sarà più facile. Non avrai l’impulso di correre in mezzo alla strada tanto spesso e troverai sempre più facile restare seduto a guardare i pensieri che scorrono. È questo, il processo della meditazione».
INIZIA UN VIAGGIO NELLA NOSTRA ANIMA E NELLA NOSTRA MENTE. PARTITE CON ME E INIZIAMO A VOLARE................

ALCOLISMO: RICADUTA

La Ricaduta nell'alcolismo

Di cosa si tratta? Come affrontarla? 

La ricaduta – di cosa si tratta?

In generale si parla di ricaduta quando una persona, che ha un problema di dipendenza da una sostanza come l’alcol, consuma nuovamente dopo un periodo di astinenza.
E’ utile distinguere la «ricaduta» dalla «scivolata». Per «scivolata» o «passo falso» si indica abitualmente il fatto che una persona consumi nuovamente una o più volte, ma in piccole quantità,  e poi si astenga di nuovo completamente dal bere. Attenzione! Una «scivolata» non è mai banale! Qualsiasi ripresa del consumo, anche se contenuta,  rappresenta un serio pericolo, in quanto può sfociare in una ricaduta anche importante.
Anche il passaggio da una dipendenza ad un’altra (sostituire per esempio l’alcol con dei farmaci non prescritti o con il gioco patologico) può essere considerato come una ricaduta: quando ci si libera da una  dipendenza bisogna anche prestare attenzione affinché la stessa non si sposti altrove.

La ricaduta, una catastrofe? 

Sia le persone direttamente toccate, che quelle a loro vicine tendono a vivere le ricadute come un fallimento ed a pensare: «quindi non funzionerà mai». Molti provano, in relazione ad una ricaduta, sentimenti profondi di colpa e/o  vergogna. I famigliari, dal canto loro, si sentono traditi, tendono a diventare insofferenti ed accusare la persona direttamente toccata dal problema, non sapendo cos'altro fare. Tali sentimenti sono comprensibili in quanto una persona, quando smette di bere, suscita nei famigliari la speranza che il cambiamento si riveli rapido e duraturo.  Inoltre, in queste situazioni, sia le persone direttamente toccate che quelle a loro vicine tendono frequentemente ad avere una visione della situazione del tipo «tutto o niente». Quando poi vi è la ripresa del consumo, succede spesso che le persone direttamente toccate, essendo la ricaduta considerata come una loro mancanza, si ripieghino su loro stesse in preda alla vergogna e non osino chiedere aiuto. Accade anche che la persona direttamente toccata aumenti ulteriormente il consumo nella ricerca di un sollievo ai sentimenti spiacevoli che sta vivendo. 
I famigliari si sentono spesso, anche loro, scoraggiati. In caso di ricaduta della persona direttamente toccata dal problema, corrono poi il rischio di ricadere a loro volta in comportamenti di co-dipendenza già avuti in passato. Le accuse ed i messaggi di rimprovero trasmessi dai famigliari («…per colpa tua sto di nuovo male!») intaccano ulteriormente la fiducia della persona direttamente toccata dal problema. 
Quando per contro i famigliari, con l’intenzione di aiutare la persona che sta ricadendo, cercano di proteggerla (per esempio giustificando al loro posto gli appuntamenti mancati o le assenze dal lavoro) rischiano ugualmente di aggravare la ricaduta. 

Differenziare la visione della ricaduta 

Una ricaduta suscita chiaramente dei sentimenti e delle emozioni dolorose: sia la persona diretta-  mente toccata che i suoi fam i glia ri preferirebbero chiaramente esserne risparmiati. Imparare a mantenere un punto di vista differenziato e sereno sul significato e le conseguenze di una ricaduta permette di salvaguardare la speranza e di essere maggiormente in grado di affrontarla.

Una ricaduta che non lo è veramente… Può succedere che una persona sia costretta ad interrompere il suo consumo di alcol, ad esempio nell’ambito di un’ospedalizzazione. Spesso, in questi casi, la persona non aveva veramente il desiderio e/o la volontà di attuare un cambiamento. In questi casi, una ripresa del consumo non è considerata come una «vera ricaduta», in quanto l’astinenza non era a sua volta «vera», cioè decisa consapevolmente ed attuata, in altre parole veramente voluta. 


La ricaduta, un’opportunità?!

Le ricadute sono parte del  percorso verso la guarigione. La maggior parte delle persone che escono da una dipendenza sperimentano sul loro cammino delle ricadute più o meno gravi, in certi casi a più riprese. Una malattia come la dipendenza dall’alcol si sviluppa su un certo arco di tempo; essa a volte ha una lunga storia. Questo significa che non è sempre realistico pensare che il problema possa essere risolto rapidamente: bisogna saper dare tempo al tempo.
Cercare di capire perché vi è stata una ricaduta permette di essere maggiormente in grado di evitarne in futuro. In questo senso, pur vissuta come una crisi, la ricaduta può diventare anche un’opportunità. Ciò non significa comunque che bisogna in tutti i casi fare delle ricadute! Soprattutto, una ricaduta può segnalare il fatto che si sta ancora apprendendo e che il cammino che porta all’interruzione del consumo non è ancora concluso. 
Il rischio diminuisce col passare del tempo. La fase che segue la disintossicazione fisica è spesso particolarmente delicata, in quanto per un lungo periodo la vita è stata organizzata per ed intorno all’alcol. Dopo la fase di disintossicazione le persone sono ancora fragili e non hanno ancora, nella maggior parte dei casi, trovato un vero equilibrio. Ci vuole anche del tempo per riguadagnare la fiducia nei propri mezzi.
Il rischio elevato di ricaduta che caratterizza questa fase è dovuto  anche al fatto che numerosi problemi non sono ancora stati superati e che sovente manca ancora la forza per gestirli. Le preoccupazioni della vita quotidiana permangono a volte molto importanti. Spesso certi problemi finanziari e professionali connessi con il problema di alcol sono ancora presenti, senza contare le possibili tensioni in seno alla famiglia. Con il passare del tempo, comunque, la voglia di consumare diminuisce, lasciando spazio ai benefici ottenuti grazie all’interruzione del consumo. Il rischio di ricaduta, benché sempre presente, diventa meno importante. 
Una ricaduta non è per forza un ritorno al punto di partenza. E’ possibile limitare la gravità e le conseguenze di una ricaduta! Si tratta di reagire il più rapidamente possibile e di cercare l’aiuto di cui si ha bisogno presso i famigliari, il medico curante, i gruppi di auto-aiuto ed i servizi specializzati.

Cosa fare in caso di ricaduta?

Come già detto, è soprattutto importante mantenere un atteggiamento differenziato nei confronti di una ricaduta: si tratta di prendere la situazione sul serio, senza per questo lasciarsi scoraggiare. 
Persone in situazioni di ricaduta E’ importante evitare di isolarsi, di chiudersi in se stessi! 

I servizi specializzati in alcologia, i medici  ed i gruppi di auto-aiuto possono fornire un sostegno e costituiscono una possibile risposta per far fronte alla ricaduta. Un piano d’emergenza elaborato preventivamente permette inoltre di sapere cosa fare in caso di ricaduta: definire in anticipo a chi rivolgersi in caso di crisi (specialista, gruppo di auto-aiuto) permette di reagire in modo rapido ed efficace. Il bisogno di chiarire e determinare in anticipo ciò che può essere fatto in caso di ricaduta concerne sia la persona direttamente toccata dal problema che i suoi famigliari. E’ importante capire come mai si è verificata una ricaduta e definire in seguito come si prevede di affrontare, la volta successiva, una situazione simile senza ricorrere all’alcol. Lo scopo principale è quello di apprendere dalla ricaduta qualcosa che possa servire per il futuro. Quando si verifica una ricaduta,  può essere inoltre importante riflettere sugli obiettivi che ci si è prefissati o prendere in considerazione altri metodi per riuscire ad astenersi dall’alcol. In certi casi una ricaduta necessita  un nuovo periodo di disintossicazione fisica. Bisogna, in questi casi, discuterne la modalità con il proprio medico curante: la disintossicazione fisica può in effetti  comportare delle gravi complicazioni se non è effettuata sotto controllo medico.

Idealmente, le persone vicine a chi è ricaduto dovrebbero cercare di parlargli senza accuse o imposizioni. Nella realtà ciò non è sempre evidente, soprattutto quando la persona ricaduta assume, come spesso succede, un atteggiamento di negazione della situazione. E’ quindi importante ricordare alla persona la propria responsabilità nella gestione del 
la ricaduta. I famigliari e conoscenti possono anche chiedere alla persona direttamente toccata dalla ricaduta come valuta la situazione e come intende farvi fronte, formulando eventualmente dei suggerimenti sotto forma di proposte (tipo: «Cosa pensi dell’idea di…?»). Bisognerebbe invece aste nersi dal decidere al posto suo ciò che conviene fare. Inoltre, anche se nel caso di una ricaduta la collera e la delusione  sono dei sentimenti comprensibili, è importante che i famigliari non si lascino sopraffare da queste emozioni e continuino a prendersi cura di loro stessi e del loro benessere: idealmente il loro stato non dovrebbe dipendere da ciò che succede alla persona direttamente toccata dal problema. Parlare con delle persone di fiducia può dare sollievo e l’aiuto di professionisti (servizi specializzati per i problemi di alcol) o dei gruppi di auto-aiuto può rivelarsi  molto importante.
I famigliari dovrebbero anche evitare di ricadere nuovamente nei vecchi comportamenti di co-dipendenza: un aiuto specifico rispetto a questi comportamenti, ottenibile presso organismi specializzati e gruppi di auto-aiuto, può a volte rendersi necessario.