martedì 16 maggio 2017

CORSO DI SCRITTURA ZEN: LEZIONE 1

LEZIONE 1
SCRITTURA ZEN: CRESCERE INSIEME


ESERCIZI A TEMPO
Regole iniziali

E' importante darsi un tempo per la scrittura che può essere un'ora come mezz'ora o anche 15 minuti.
Prima di iniziare è bene rispettare le seguenti regole:


  1. Tenere la mano in movimento. Non fermarsi a rileggere quello che avete appena scritto. Non occorre avere il controllo di quello che scrivete.
  2. Non cancellate. La creazione non può essere revisionata. Anche se non vi piace quanto scritto lasciatelo.
  3. Non preoccupatevi dell'ortografia, della punteggiatura e della grammatica. Non preoccupatevi di restare nei margini o sulle righe del foglio
  4. Perdete il controllo
  5. Non pensate. Non lasciatevi invischiare dalla logica.
  6. Puntate alla giugulare. Se scrivendo viene fuori qualcosa che vi fa paura o vi fa sentire esposti, tuffatevici dentro. Probabilmente è carico di energia. E' importante anche la scelta del materiale. Una penna veloce, un quaderno grande a spirale e una copertina con un'immagine che vi piace. In questo modo ricorderete il periodo Ferrari oppure il periodo Snoopy.



ALCOLISMO: LA FORZA DELLA RINASCITA

UNA FORZA CHE NASCE DALLA TOTALE SCONFITTA E DEBOLEZZA


Come può dalla sconfitta e dalla paura nascere la speranza? Eppure è così.

Affrontare il dolore e accettarlo come valore di crescita e come spinta per il cambiamento. Nella vita passata spesso abbiamo rischiato di ferirci o di fare del male a noi stessi e agli altri, addirittura di morire. Solo dopo diverse esperienze di dolore di autodistruzione si accetta la resa e ci si affida a qualcuno che possa salvarci fermando il nostro comportamento pericoloso. La resa è come la quiete dopo la tempesta. In passato abbiamo sempre incolpato Dio o gli altri per quello che ci succedeva. Non abbiamo mai pensato di poter scegliere il percorso della mia vita. Le nostre decisioni si basavano sulla paura, sull'orgoglio e sul mio IO. Come conseguenza queste decisioni ci hanno precipitato lungo il sentiero dell'autodistruzione. Con il recupero siamo responsabili delle nostre azioni o del nostro non agire qualunque ne siano le conseguenze.

Tutto ciò che dobbiamo fare è dare uno sguardo al nostro passato per renderci conto di dove mi ha condotto l'egoismo. Usare la nostra volontà in certe situazioni di solito provocano stanchezza e frustazione. 

Siamo entrati nel mondo dello spirito. Entrare vuole dire azione, iniziare a fare. Gli ostacoli alla nostra crescita personale sono l'egocentrismo e l'interesse soltanto per le cose materiali. Abbiamo capito le cose spirituali sono: l'amore incondizionato, la gioia, la pazienza, la gentilezza. la bontà, la fedeltà, l'autocontrollo e l'umiltà. Ogni volta che lascio che l'egoismo, la disonestà, il risentimento e la paura diventino parte di noi ci chiudiamo ai valori spirituali.

martedì 25 aprile 2017

MEDITAZIONE: L'AUTOSTRADA, I PENSIERI E IL VIAGGIO

L'AUTOSTRADA E.......I PENSIERI

DA OGGI INIZIA UN VIAGGIO IN NOI STESSI: IL POSTO PIU' BELLO DEL MONDO!
voglio regalarvi un percorso di crescita che utilizza tutti gli strumenti che la saggezza ci ha donato.

BUON VIAGGIO

CHIUDETE GLI OCCHI E IMMAGINATE:


Siete seduti sul ciglio di una strada molto trafficata, con gli occhi bendati.
Riuscite a sentire i rumori di sottofondo e le automobili che sfrecciano, ma non potete vederle perché avete gli occhi bendati.
Ora, immaginate di togliervi la benda dagli occhi. Per la prima volta vedete la strada in modo chiaro. Vedete le auto che sfrecciano, i vari colori, le forme e le dimensioni. Magari in qualche momento siete attratti dal rombo di un’auto, altre volte vi interessa di più il loro aspetto. Ma la prima volta che togliete la benda è così.
Questi sono i nostri pensieri. Quando siamo distratti non ci facciamo caso ma basta fermarsi un attimo ed ecco che arrivano. La prima reazione è quella di prenderli e risolvere i pensieri uno ad uno. La salute, il denaro, il lavoro. Tutte macchine che affollano l'autostrada della nostra mente.
Sentiamo il bisogno di dirigere questo traffico, di cercare di risolvere ogni cosa,
Anziché correre in giro in mezzo al traffico perché non provate a restare per un momento lì dove siete? Che cosa succede se lo fate? Che cosa succede quando ve ne restate sul ciglio della strada e vi limitate a guardare il traffico che scorre? Magari è l’ora di punta e la strada è piena di automobili, oppure siete nel bel mezzo della notte e ne passano pochissime. L’uno o l’altro non fa differenza. Il punto è abituarsi a “tenere il posto” sul ciglio della strada e guardare il traffico che scorre.

«Quando ti avvicinerai alla meditazione in questi termini, ti accorgerai che la prospettiva cambia» disse il maestro. «Facendo un passo indietro rispetto ai pensieri e ai sentimenti, avrai l’impressione di avere più spazio. Magari ti sentirai semplicemente uno spettatore che guarda i pensieri, il traffico, passare. A volte, forse, te ne scorderai e senza neanche accorgertene ti ritroverai a correre in mezzo alla strada all'inseguimento di un’automobile che avrà attratto la tua attenzione. È quello che capita quando ci arriva un pensiero gradevole: lo vedi, ti lasci coinvolgere e finisci per inseguirlo»
«Però poi, all’improvviso, ti accorgerai di quello che stai facendo, e in quel momento avrai l’opportunità di tornare alla tua postazione sul ciglio della strada. Altre volte potrà capitarti di vedere arrivare del traffico che non ti piace: magari un’auto arrugginita, un pensiero sgradevole, e sicuramente ti precipiterai in strada a cercare di fermarlo. Forse cercherai di resistere a quel sentimento o a quel pensiero per un po’, prima di renderti conto che sei di nuovo in mezzo alla strada. Ma nel momento esatto in cui te ne accorgerai, proprio in quel momento, avrai l’opportunità di riprendere ancora una volta posizione sul ciglio della strada»
«Col tempo, sarà più facile. Non avrai l’impulso di correre in mezzo alla strada tanto spesso e troverai sempre più facile restare seduto a guardare i pensieri che scorrono. È questo, il processo della meditazione».
INIZIA UN VIAGGIO NELLA NOSTRA ANIMA E NELLA NOSTRA MENTE. PARTITE CON ME E INIZIAMO A VOLARE................

ALCOLISMO: RICADUTA

La Ricaduta nell'alcolismo

Di cosa si tratta? Come affrontarla? 

La ricaduta – di cosa si tratta?

In generale si parla di ricaduta quando una persona, che ha un problema di dipendenza da una sostanza come l’alcol, consuma nuovamente dopo un periodo di astinenza.
E’ utile distinguere la «ricaduta» dalla «scivolata». Per «scivolata» o «passo falso» si indica abitualmente il fatto che una persona consumi nuovamente una o più volte, ma in piccole quantità,  e poi si astenga di nuovo completamente dal bere. Attenzione! Una «scivolata» non è mai banale! Qualsiasi ripresa del consumo, anche se contenuta,  rappresenta un serio pericolo, in quanto può sfociare in una ricaduta anche importante.
Anche il passaggio da una dipendenza ad un’altra (sostituire per esempio l’alcol con dei farmaci non prescritti o con il gioco patologico) può essere considerato come una ricaduta: quando ci si libera da una  dipendenza bisogna anche prestare attenzione affinché la stessa non si sposti altrove.

La ricaduta, una catastrofe? 

Sia le persone direttamente toccate, che quelle a loro vicine tendono a vivere le ricadute come un fallimento ed a pensare: «quindi non funzionerà mai». Molti provano, in relazione ad una ricaduta, sentimenti profondi di colpa e/o  vergogna. I famigliari, dal canto loro, si sentono traditi, tendono a diventare insofferenti ed accusare la persona direttamente toccata dal problema, non sapendo cos'altro fare. Tali sentimenti sono comprensibili in quanto una persona, quando smette di bere, suscita nei famigliari la speranza che il cambiamento si riveli rapido e duraturo.  Inoltre, in queste situazioni, sia le persone direttamente toccate che quelle a loro vicine tendono frequentemente ad avere una visione della situazione del tipo «tutto o niente». Quando poi vi è la ripresa del consumo, succede spesso che le persone direttamente toccate, essendo la ricaduta considerata come una loro mancanza, si ripieghino su loro stesse in preda alla vergogna e non osino chiedere aiuto. Accade anche che la persona direttamente toccata aumenti ulteriormente il consumo nella ricerca di un sollievo ai sentimenti spiacevoli che sta vivendo. 
I famigliari si sentono spesso, anche loro, scoraggiati. In caso di ricaduta della persona direttamente toccata dal problema, corrono poi il rischio di ricadere a loro volta in comportamenti di co-dipendenza già avuti in passato. Le accuse ed i messaggi di rimprovero trasmessi dai famigliari («…per colpa tua sto di nuovo male!») intaccano ulteriormente la fiducia della persona direttamente toccata dal problema. 
Quando per contro i famigliari, con l’intenzione di aiutare la persona che sta ricadendo, cercano di proteggerla (per esempio giustificando al loro posto gli appuntamenti mancati o le assenze dal lavoro) rischiano ugualmente di aggravare la ricaduta. 

Differenziare la visione della ricaduta 

Una ricaduta suscita chiaramente dei sentimenti e delle emozioni dolorose: sia la persona diretta-  mente toccata che i suoi fam i glia ri preferirebbero chiaramente esserne risparmiati. Imparare a mantenere un punto di vista differenziato e sereno sul significato e le conseguenze di una ricaduta permette di salvaguardare la speranza e di essere maggiormente in grado di affrontarla.

Una ricaduta che non lo è veramente… Può succedere che una persona sia costretta ad interrompere il suo consumo di alcol, ad esempio nell’ambito di un’ospedalizzazione. Spesso, in questi casi, la persona non aveva veramente il desiderio e/o la volontà di attuare un cambiamento. In questi casi, una ripresa del consumo non è considerata come una «vera ricaduta», in quanto l’astinenza non era a sua volta «vera», cioè decisa consapevolmente ed attuata, in altre parole veramente voluta. 


La ricaduta, un’opportunità?!

Le ricadute sono parte del  percorso verso la guarigione. La maggior parte delle persone che escono da una dipendenza sperimentano sul loro cammino delle ricadute più o meno gravi, in certi casi a più riprese. Una malattia come la dipendenza dall’alcol si sviluppa su un certo arco di tempo; essa a volte ha una lunga storia. Questo significa che non è sempre realistico pensare che il problema possa essere risolto rapidamente: bisogna saper dare tempo al tempo.
Cercare di capire perché vi è stata una ricaduta permette di essere maggiormente in grado di evitarne in futuro. In questo senso, pur vissuta come una crisi, la ricaduta può diventare anche un’opportunità. Ciò non significa comunque che bisogna in tutti i casi fare delle ricadute! Soprattutto, una ricaduta può segnalare il fatto che si sta ancora apprendendo e che il cammino che porta all’interruzione del consumo non è ancora concluso. 
Il rischio diminuisce col passare del tempo. La fase che segue la disintossicazione fisica è spesso particolarmente delicata, in quanto per un lungo periodo la vita è stata organizzata per ed intorno all’alcol. Dopo la fase di disintossicazione le persone sono ancora fragili e non hanno ancora, nella maggior parte dei casi, trovato un vero equilibrio. Ci vuole anche del tempo per riguadagnare la fiducia nei propri mezzi.
Il rischio elevato di ricaduta che caratterizza questa fase è dovuto  anche al fatto che numerosi problemi non sono ancora stati superati e che sovente manca ancora la forza per gestirli. Le preoccupazioni della vita quotidiana permangono a volte molto importanti. Spesso certi problemi finanziari e professionali connessi con il problema di alcol sono ancora presenti, senza contare le possibili tensioni in seno alla famiglia. Con il passare del tempo, comunque, la voglia di consumare diminuisce, lasciando spazio ai benefici ottenuti grazie all’interruzione del consumo. Il rischio di ricaduta, benché sempre presente, diventa meno importante. 
Una ricaduta non è per forza un ritorno al punto di partenza. E’ possibile limitare la gravità e le conseguenze di una ricaduta! Si tratta di reagire il più rapidamente possibile e di cercare l’aiuto di cui si ha bisogno presso i famigliari, il medico curante, i gruppi di auto-aiuto ed i servizi specializzati.

Cosa fare in caso di ricaduta?

Come già detto, è soprattutto importante mantenere un atteggiamento differenziato nei confronti di una ricaduta: si tratta di prendere la situazione sul serio, senza per questo lasciarsi scoraggiare. 
Persone in situazioni di ricaduta E’ importante evitare di isolarsi, di chiudersi in se stessi! 

I servizi specializzati in alcologia, i medici  ed i gruppi di auto-aiuto possono fornire un sostegno e costituiscono una possibile risposta per far fronte alla ricaduta. Un piano d’emergenza elaborato preventivamente permette inoltre di sapere cosa fare in caso di ricaduta: definire in anticipo a chi rivolgersi in caso di crisi (specialista, gruppo di auto-aiuto) permette di reagire in modo rapido ed efficace. Il bisogno di chiarire e determinare in anticipo ciò che può essere fatto in caso di ricaduta concerne sia la persona direttamente toccata dal problema che i suoi famigliari. E’ importante capire come mai si è verificata una ricaduta e definire in seguito come si prevede di affrontare, la volta successiva, una situazione simile senza ricorrere all’alcol. Lo scopo principale è quello di apprendere dalla ricaduta qualcosa che possa servire per il futuro. Quando si verifica una ricaduta,  può essere inoltre importante riflettere sugli obiettivi che ci si è prefissati o prendere in considerazione altri metodi per riuscire ad astenersi dall’alcol. In certi casi una ricaduta necessita  un nuovo periodo di disintossicazione fisica. Bisogna, in questi casi, discuterne la modalità con il proprio medico curante: la disintossicazione fisica può in effetti  comportare delle gravi complicazioni se non è effettuata sotto controllo medico.

Idealmente, le persone vicine a chi è ricaduto dovrebbero cercare di parlargli senza accuse o imposizioni. Nella realtà ciò non è sempre evidente, soprattutto quando la persona ricaduta assume, come spesso succede, un atteggiamento di negazione della situazione. E’ quindi importante ricordare alla persona la propria responsabilità nella gestione del 
la ricaduta. I famigliari e conoscenti possono anche chiedere alla persona direttamente toccata dalla ricaduta come valuta la situazione e come intende farvi fronte, formulando eventualmente dei suggerimenti sotto forma di proposte (tipo: «Cosa pensi dell’idea di…?»). Bisognerebbe invece aste nersi dal decidere al posto suo ciò che conviene fare. Inoltre, anche se nel caso di una ricaduta la collera e la delusione  sono dei sentimenti comprensibili, è importante che i famigliari non si lascino sopraffare da queste emozioni e continuino a prendersi cura di loro stessi e del loro benessere: idealmente il loro stato non dovrebbe dipendere da ciò che succede alla persona direttamente toccata dal problema. Parlare con delle persone di fiducia può dare sollievo e l’aiuto di professionisti (servizi specializzati per i problemi di alcol) o dei gruppi di auto-aiuto può rivelarsi  molto importante.
I famigliari dovrebbero anche evitare di ricadere nuovamente nei vecchi comportamenti di co-dipendenza: un aiuto specifico rispetto a questi comportamenti, ottenibile presso organismi specializzati e gruppi di auto-aiuto, può a volte rendersi necessario.

venerdì 14 aprile 2017

DIPENDENZA: L' IRA DI DON MAZZI

DON MAZZI E LO SPACCIO A MILANO

STRISCIA LA NOTIZIA HA MANDATO IN ONDA DIVERSI SERVIZI CHE RIGUARDANO LO SPACCIO DI DROGA A RODOREGO IN PROVINCIA DI MILANO.

CASADIO HA INTERVISTATO DON MAZZI. ECCO IL LINK DEL SERVIZIO IN CUI DON MAZZI MANIFESTA LA SUA RABBIA PER QUESTA SITUAZIONE


DON MAZZI A STRISCIA

giovedì 13 aprile 2017

DIPENDENZA DA INTERNET

INTERNET E DIPENDENZA


Sia in ambito professionale che privato, l’uso di internet è sempre più diffuso. Si tratta innegabilmente di uno strumento utile e divertente, ma è ormai risaputo che determinate modalità d’uso della rete possono rivelarsi problematiche, se non addirittura portare alla dipendenza.

Come viene usato internet in Italia? 

Negli ultimi dieci anni le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (NTIC) hanno completamente trasformato le modalità di comunicazione sociale a livello mondiale. I nuovi media sono diventati una necessità per moltissimi adolescenti e giovani adulti (la cosiddetta «generazione chiocciola»). Lo sviluppo di tali media è avvenuto in base a una dinamica nuova, al punto che siamo probabilmente solo agli albori dell’interazione tra mondo reale e virtuale.
È chiaro che l’uso di questi nuovi media può causare problemi e che determinati siti e attività online presentano un forte potenziale di dipendenza.
Sul piano psicosociale, un uso problematico di internet si manifesta con una perdita di controllo, con ripercussioni negative sui rapporti sociali, sul tempo libero, nonché sul rendimento scolastico e professionale. 
I tre settori potenzialmente fonte di dipendenza sono i seguenti: 
• i giochi online (settore che tocca soprattutto i giovani ragazzi);
• la comunicazione online, tra cui le chat (settore che tocca soprattutto le donne); 
• i siti a contenuto sessuale e pornografico (settore che tocca soprattutto i giovani uomini). 

Altri aspetti problematici di internet

Non è solo il potenziale di dipendenza delle offerte su internet a essere problematico. 
Internet presenta altri rischi, come il superamento dei limiti negli ambiti della sessualità, della pornografia, della violenza e degli abusi (oltrepassando il limite dell'accettabilità, per esempio nelle chat). Su internet, queste manifestazioni hanno assunto dimensioni nuove. Sono soprattutto i bambini e gli adolescenti a correre il rischio di trovarsi confrontati con contenuti problematici per il loro sviluppo sociale e psicosessuale. 

Quali sono le modalità che possono portare a un uso eccessivo?

Internet e computer fanno ormai parte della nostra quotidianità. Ci permettono di informarci, di comunicare e di distrarci. Tuttavia, alcune loro caratteristiche possono favorire l’instaurarsi di una dipendenza:
• l’accesso 24 ore su 24, la soddisfazione immediata del bisogno; 
• l’offerta praticamente illimitata;

I rischi di un uso eccessivo

Navigare in modo compulsivo può causare diversi problemi.
• Anche in rete valgono le stesse regole che valgono per altri settori: più tempo si passa su internet, meno ne resta per gli altri ambiti della nostra esistenza, con il rischio di compromettere i rapporti sociali, lo sviluppo di competenze sociali e il rendimento scolastico o professionale. Alcuni usi di internet possono inoltre comportare gravi problemi finanziari.
• Si possono avere ripercussioni anche a livello fisico: tra i ciberdipendenti si sono costatati difetti posturali, disordini alimentari, mal di testa o problemi alla vista.
• Può instaurarsi una dipendenza (vedi  Ciberdipendenza: definizioni e sintomi): come per qualsiasi altra sostanza che dà dipendenza, vi è il pericolo di passare da un uso non problematico a uno eccessivo e successivamente compulsivo. 
• I giovani sono particolarmente a rischio di dipendenza, in quanto il loro lobo frontale, l’area del cervello che regola il comportamento e le emozioni, non è ancora completamente sviluppato. È per questo motivo che non riescono a controllarsi e hanno quindi bisogno del sostegno degli adulti.
• Anche i contenuti che si trovano in rete influenzano gli utenti e possono rappresentare un rischio, soprattutto quelli pericolosi per i giovani, che possono avere ripercussioni negative sul loro sviluppo sociale e psicosessuale.
• l’anonimato; • la possibilità di provare nuove identità; • le esperienze di riconoscimento, di successo, di controllo, di appartenenza ecc.; • i limiti di spazio che spariscono e la percezione del tempo che si modifica (una sensazione simile all’ubriacatura).
I rischi di un uso eccessivo
Navigare in modo compulsivo può causare diversi problemi.
• Anche in rete valgono le stesse regole che valgono per altri settori: più tempo si passa su internet, meno ne resta per gli altri ambiti della nostra esistenza, con il rischio di compromettere i rapporti sociali, lo sviluppo di competenze sociali e il rendimento scolastico o professionale. Alcuni usi di internet possono inoltre comportare gravi problemi finanziari.
• Si possono avere ripercussioni anche a livello fisico: tra i ciberdipendenti si sono costatati difetti posturali, disordini alimentari, mal di testa o problemi alla vista.
• Può instaurarsi una dipendenza (vedi  Ciberdipendenza: definizioni e sintomi): come per qualsiasi altra sostanza che dà dipendenza, vi è il pericolo di passare da un uso non problematico a uno eccessivo e successivamente compulsivo. 
I giovani sono particolarmente a rischio di dipendenza, in quanto il loro lobo frontale, l’area del cervello che regola il comportamento e le emozioni, non è ancora completamente sviluppato. È per questo motivo che non riescono a controllarsi e hanno quindi bisogno del sostegno degli adulti.
• Anche i contenuti che si trovano in rete influenzano gli utenti e possono rappresentare un rischio, soprattutto quelli pericolosi per i giovani, che possono avere ripercussioni negative sul loro sviluppo sociale e psicosessuale.

Il mondo degli MMORPG (per esempio World of Warcraft©)  

Non tutti i giochi elettronici hanno lo stesso potere di attrazione. 
Tra i giochi che creano i legami più forti con chi li gioca figurano i cosiddetti MMORPG (Massively Multiplayer Online Role-Playing Games). Si tratta di giochi online nei quali il giocatore è rappresentato da un avatar (il personaggio del gioco) che svolge i compiti più disparati in un mondo virtuale in costante attività. Gli MMORPG propongono un universo complesso nel quale ci si può muovere con molteplici possibilità. Questo tipo di giochi non finisce mai: col passare del tempo i compiti diventano più complicati e per svolgerli ci si allea online con altri giocatori. In tal modo si crea un senso di appartenenza a un gruppo, ci si sente apprezzati per l’aiuto che si dà agli altri, ma nel contempo si subisce la pressione degli obblighi assunti e quindi diventa difficile smettere di giocare. Chi gioca poco non sviluppa il suo avatar e risulta poco interessante per gli altri giocatori.

Nel prossimo articolo cercheremo di rispondere alle seguenti domande:

Quali sono i sintomi di una dipendenza? Qual‘è la percentuale di utenti dipendenti? Cosa può fare la prevenzione? Quali sono le basi per riconoscere e curare la dipendenza da internet? 

giovedì 6 aprile 2017

DIPENDENZA DA SESSO E LE CHAT EROTICHE:testimonianze

IL MONDO DELLE CHAT EROTICHE E LA DIPENDENZA SESSUALE


Le chat erotiche sono gli strumenti più utilizzati per alimentare la dipendenza da sesso. 

CHAT EROTICHE
L'accesso alle chat erotiche è molto semplice e sicuro. L'anonimato e la riservatezza sono salvaguardati. Basta aprire un link che apre un programma in cui è possibile inserirsi senza registrarsi. Una volta scelto un nick-name di fantasia si può cominciare a chattare. Ovviamente i nick sono tutti legati alla sfera sessuale. Le chat, in genere, sono organizzate in "stanze" che hanno diverse tematiche: lesbo-gay-sadomaso-uomini maturi-donne mature ecc. 
Nelle varie stanze, "albergano" le varie persone in cerca di un brivido o di un incontro.
A questo punto si innesca il fascino dell'ignoto e del piacere. Chattare con una persona che non si conosce e che condivide la nostra "passione" allenta i freni inibitori e ci si trasforma. 

E' interessante leggere la testimonianza di una persona che si è resa conto di essere dipendente e che ha chiesto aiuto.
La chat, per me, era diventata un'ossessione. In qualsiasi momento della giornata o della serata entravo in chat e mi eccitavo pensando a chi potessi incontrare. Anziani, donne sole, uomini sposati in cerca di avventure, ragazzi molto precoci alla ricerca di uno scambio sessuale con persone adulte e mature. Ho chattato per mesi tutte le sere con queste persone e ho percepito che anche le trasgressioni sessuali più estreme erano presenti nella chat. Ho realizzato incontri di sesso in gruppo. L'occasione arrivava dalle richieste inserite nella chat. Ho incontrato coppie insoddisfatte in cerca di brivido. Ho incontrato guardoni e persone che eccitavano solo al sentire la voce. Tutte queste situazioni coinvolgono sia uomini che donne. Ho conosciuto persone appena sposate che erano insoddisfatte della vita di coppia oppure uomini in cerca di sesso poichè la propria compagna era incinta. Solo ora mi accorgo di quanto questo vortice ti prenda e ti tolga alla tua famiglia, al tuo lavoro e ti esponga a rischi seri sia per la salute che per la stessa vita.
 La dipendenza dal sesso è molto subdola e si nasconde dietro "alla normalità". "Tutti ormai vedono film porno oppure chattano solo per divertirsi."
Questo non vuol dire che tutti coloro che usano questi strumenti siano dipendenti dal sesso. La dipendenza è quando non se ne può fare a meno di tutto questo. Quando l'unico modo di provare piacere oppure di avere relazioni con altri è questo. Il grande problema è che quando questa necessità diventa incontrollabile la persona corre il rischio di perdere gli affetti più veri. I coniugi o i figli difficilmente chiedono aiuto oppure vedono la dipendenza come un tradimento. Il sesso è una dipendenza e come tale va curata.

E' necessario e fondamentale chiedere aiuto prima di rovinare la propria vita.

lunedì 3 aprile 2017

DIPENDENZA AFFETTIVA: corso di autostima

LA MANCANZA DI AUTOSTIMA NELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

La dipendenza affettiva o dagli altri è spesso caratterizzata dalla necessità di cercare l'approvazione e l'affetto delle altre persone, che siano il partner, il figlio, gli amici, i colleghi.
Purtroppo questa ricerca di affetto è a scapito delle necessità della persona stessa. La persona si annulla pur di compiacere oppure per paura di perdere la persona amata oppure la stima del proprio capo accettando qualsiasi incarico o superlavoro. In pratica la persona non ha fiducia in se stessa, quindi soffre di una mancanza di autostima. La maggior parte di questi atteggiamenti derivano purtroppo dalla nostra infanzia e dalla mancanza di amore e di autostima che la nostra famiglia ci ha provocato.
"Ho paura, sono sconvolta, mi trovo in una situazione poco chiara, mi sento una vittima! Sono da sola! Dubito di avere la capacità di prendermi cura di me. Voglio rimanere a letto! Sono indegna, inadeguata, buona a nulla!! Mi arrabbio, piango, critico gli altri!"Lea, 35 anni,
Quando ero bambino mi nascondevo. Mi dicevano che "i bambini si dovevano vedere ma non sentire." "Ti amo" non è mai stato detto a casa mia. Nessuno mi ha mai abbracciato, non mi sono mai sentito dire"Hai fatto bene!" Sebbene andassi molto bene a scuola. Non ho pensato che mi importasse tanto. Quando faccio qualcosa di strano la prima cosa che dico è "SEI UNO STUPIDO". Giovanni, 60 anni
Ero un bambino solitario. I miei genitori non sapevano darmi l'amore di cui avevo bisogno. E' da allora che mi sono sentito con un disperato bisogno di attaccamento agli altri per riempire quel vuoto che era tanto doloroso. Stefano, 25 anni.
 Spesso il dipendente affettivo tende all'autocommiserazione e all'auto condanna. Vede dentro di sè solo disonestà, impazienza, risentimento e falso orgoglio. La paura di dire il proprio pensiero si trasforma in affermazioni confuse e poco convincenti. Le critiche degli altri diventano come una ferita profonda che annulla e fa soffrire il dipendente affettivo. Si accetta il comportamento degli altri e non si ha il coraggio di manifestare il proprio pensiero. Non si esprimono i sentimenti in modo chiaro ma vengono manipolati per essere accettati e servili per non deludere.

Il cambiamento nella dipendenza affettiva e la ripresa dell'autostima

Il cambiamento nasce dal riconoscere il proprio disagio e la propria difficoltà. Per essere consapevoli di questi comportamenti sbagliati bisogna fare un sincero esame di se stessi. Avere il coraggio di riconoscersi e di mettersi in gioco per migliorare e scoprire davvero se stessi. Prendendosi cura di se, si ha più energia per gli altri. Abbiamo la lucidità di prendere decisioni giuste e di cambiare la nostra vita. 

Corso: Come aumentare l'autostima

Aumentare l'autostima si può. E' un lavoro lungo e impegnativo ma ci si riesce. Il lavoro è faticoso perchè l'autostima è un bene prezioso che va conquistato, acquisito, curato e protetto.
Dall'autostima dipendono le scelte decisive della propria vita. 

Se vuoi intraprendere questo percorso decisivo puoi contattarmi per informazioni assolutamente non vincolanti via e-mail all'indirizzo CRESCITA DELLA PERSONA@GMAIL.COM con oggetto "corso autostima". 

Inizieremo insieme anche a distanza un periodo di lavoro. Ti invierò ogni settimana  un video o una registrazione audio con una serie di esercizi progressivi da eseguire di volta in volta in cui imparerai a vincere la tua difficoltà. 
 Il corso avrà la durata di 20 lezioni. Deciderai tu se continuare oppure se hai bisogno di fermarti oppure se hai semplicemente bisogno di un consulto tramite email. Per ricevere la mail con gli esercizi è necessario inviare un piccolo contributo. Il contributo è da erogare solo per l'invio di una nuova mail con gli esercizi allegati. Per le mail di richiesta di consulto non c'è da erogare nessun contributo poichè rientrano nella condivisione del lavoro svolto.

QUESTO CORSO NON E' ASSOLUTAMENTE UNA TERAPIA PSICOLOGICA MA SI BASA SULLA RISCOPERTA DELLE CAPACITA' CHE OGNUNO DI NOI HA PER SUPERARE LE DIFFICOLTA'!!! 





sabato 1 aprile 2017

DIPENDENZA: VIAGGIA NELLE OASI DI PACE NEL MONDO

 TROVARE LA PACE VERA NELLE OASI DEL MONDO



Viaggiando attraverso le regioni montuose della Scozia centrale ci si può imbattere in vedute incantevoli della montagna sacra della cultura celtica, Schiehallion. Quest'aspra bellezza può essere osservata da varie prospettive, e tutte rapiscono. Scorgendola fra uno squarcio di nubi ci si rivela in tutta la sua maestà; avvolta nelle brume appare solida e senza tempo; contro il cielo azzurro parrebbe un torreggiante monumento devozionale che punti in direzione del paradiso. Talvolta si può vederla tutta intera riflessa nitidamente nelle acque di un lago, o in una pozza formata dalla pioggia.

 Che la si osservi da est o da ovest, da nord o da sud, per la prima, la seconda o la centesima volta, ogni occasione che ci è data di contemplare queste verità è straordinariamente appagante.

"Tutto ciò che siamo è generato dalla mente. E’ la mente che traccia la strada. Come la ruota del carro segue l’impronta del bue che lo traina così la sofferenza ci accompagna quando sventatamente parliamo o agiamo con mente impura."

Come un vento burrascoso sradica un albero fragile così chi incurante si aggrappa al piacere indulge al cibo e alla pigrizia può sradicarlo.
Come la pioggia penetra attraverso un tetto male impagliato così le tempestose passioni si insinuano in un cuore non domato.



giovedì 30 marzo 2017

DIPENDENZA, FRAGILITA' E SOFFERENZA

LA FRAGILITA' CHE E' IN NOIRisultati immagini per fragilità

Mi piace oggi fare una riflessione sulla fragilità. Il dipendente, il depresso è estremamente fragile.
La fragilità, negli slogan mondani dominanti, è l’immagine della debolezza; invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza  e di dignità, di intuizione. Valori che consentono di immedesimarci con piú facilità e con piú passione negli stati d’animo e nelle emozioni, degli altri e di noi.

La fragilità fa parte della vita

Fragile è una cosa (una situazione) che facilmente si rompe, e fragile è un equilibrio psichico (un equilibrio emozionale) che facilmente si frantuma. Sono fragili, e si rompono facilmente, non solo quelle che sono le nostre emozioni e le nostre ragioni di vita, le nostre speranze e le nostre inquietudini, le nostre tristezze e i nostri slanci del cuore; ma sono fragili, e si dissolvono facilmente, anche le nostre parole: le parole con cui vorremmo aiutare chi sta male e le parole che desidereremmo dagli altri quando siamo noi a stare male. 

Sono fragili, sono vulnerabili, esperienze di vita alle quali nemmeno pensiamo, come sono le esperienze della timidezza e della gioia, del sorriso e delle lacrime, del silenzio e della speranza; ma ci sono umane situazioni di vita che ci rendono fragili, o ancora piú fragili, aumentando in noi il male di vivere, e sono le malattie del corpo e quelle dell’anima, ma anche la condizione anziana quando sconfini, in particolare, negli abissi della malattia estrema: la malattia di Alzheimer. 

Sono situazioni di grande fragilità interiore che la vita, la noncuranza e l’indifferenza, e anche solo la distrazione e la leggerezza altrui, accrescono e straziano. Chi di noi non si è trovato a vivere questa situazione di fragilità?

La fragilità come esperienza interpersonale.


La fragilità è il nostro destino, certo, ma essa nasce, si svolge e si articola in una stretta correlazione con l’ambiente in cui viviamo, e cioè con gli altri da noi. 
La consapevolezza della nostra fragilità, della nostra debolezza e della nostra vulnerabilità  rende difficili e talora impossibili le relazioni umane: siamo condizionati dal timore di non essere accettati, e di non essere riconosciuti nelle nostre insicurezze e nel nostro bisogno di ascolto, e di aiuto.

Quando non siamo accettati o aiutati  le nostre fragilità e le nostre ferite, le nostre insicurezze e le nostre debolezze, le nostre vulnerabilità si amplificano.

Le parole che causano fragilità e quelle che donano speranza e luce

Le parole che ci vengono dette possono ferire oppure incoraggiare. Sono, queste, le parole di cui hanno bisogno le persone fragili e insicure, sensibili e vulnerabili, indirizzate alla disperata ricerca di accoglienza e di rispetto della loro debolezza: della loro dignità. E' un grande strumento quello delle parole. Le parole che si dicono, come quelle che si ascoltano; le parole che si condividono, che ci uniscono, che riconfortano, o quelle che feriscono. 
Le parole sono dotate di un immenso potere: sono in grado di aiutare, di indicare un cammino, di recare la speranza, o la disperazione, nel cuore dei malati che, nel momento in cui scendono nella voragine della sofferenza, hanno un infinito bisogno di dare voce alle loro emozioni e al loro dolore, che è dolore del corpo, e dolore dell'anima.

Le parole non sono incolori, non sono uniformi, non sono semplici e, solo se sgorgano dal cuore e dal silenzio, solo se sono fragili e gentili, lasciano una traccia profonda nell’anima di chi sta male, e chiede aiuto divorato dall'angoscia e dalla disperazione.
Ma le parole, a volte, non bastano.

La fragilità del silenzio

Le parole sono fragili, sono fragili le parole che aiutano a vivere, e che dovremmo sapere ricreare, o riscoprire, ogni volta che il destino ci fa incontrare con il dolore e con la disperazione; ma le parole sono intrecciate al silenzio, e la loro fragilità rimanda alla fragilità del silenzio che ha mille modi di esprimersi, e che si rompe facilmente. 

La parola tuttavia non può fare a meno del silenzio: «Per ascoltare occorre tacere. Non soltanto attenersi a un silenzio fisico che non interrompa il discorso altrui (o se lo interrompe, lo faccia per rimettersi a un successivo ascolto), ma a un silenzio interiore, ossia un atteggiamento tutto rivolto ad accogliere la parola altrui. Bisogna far tacere il lavorio del proprio pensiero, sedare l’irrequietezza del cuore, il tumulto dei fastidi, ogni sorta di distrazioni. Nulla come l’ascolto, il vero ascolto, ci può far capire la correlazione fra il silenzio e la parola≫.
Sono molti i modi con cui il silenzio e le parole si intrecciano: c’è il silenzio che rende palpitante e viva la parola; c’è il silenzio che si sostituisce alla parola nel dire il dolore e l’angoscia, la gioia e la speranza; c’è il silenzio oscuro, o ambivalente, nei suoi significati. Ogni silenzio ha un suo proprio linguaggio, e non è facile coglierne, e decifrarne il significato; e questo ha una particolare importanza quando si ha a che fare con condizioni dolorose di vita nelle quali il silenzio è dolorosamente presente: fragile, e vulnerabile. Lo si ferisce facilmente: al di là di ogni buona intenzione. Ma dovremmo sapere che nella vita non tutto è dicibile, e non tutto è esprimibile; e non dovremmo illuderci di potere spiegare i pensieri che abbiamo, e le emozioni che proviamo, con le sole parole chiare e distinte. 

La parola che tace è talora piú importante della parola che parla.




mercoledì 29 marzo 2017

COME LA VEDE BILL: LA RICADUTA PER UN'ALCOLISTA

LA RICADUTA NELLA DIPENDENZA DA ALCOL

"Piu volte è capitato che dei nuovi venuti hanno cercato di tenere per sé certi fatti della loro vita. Per evitare l'esperienza del quinto passo sono ricorsi a metodi più facili. Quasi ogni volta si sono ubriacati e si sono chiesti il perchè della loro ricaduta. Noi pensiamo che questo sia accaduto perchè non avevano completato a fondo la loro pulizia interiore. Hanno fatto l'inventario morale, ma hanno tenuto nascoste le cose peggiori. Essi hanno soltanto pensato di avere perduto il loro egoismo e le loro paure, hanno soltanto pensato di essere umili. Ma non avevano imparato abbastanza dell'umiltà, del coraggio e dell'onestà, nella misura che abbiamo trovato necessaria, fino al momento in cui non hanno raccontato a un altro tutta la storia della loro vita."
 UMILTA'

Il recupero è un programma di umiltà profonda. Avere la consapevolezza dei nostri difetti di carattere ci permette di conoscerci e riconoscere come, quando e dove mettiamo in atto i nostri difetti. Umiltà è chiedere aiuto e riconoscere che alcolismo non possiamo combatterlo da soli. Alcuni episodi della nostra vita di cui ci vergogniamo, se li teniamo nascosti vuol dire che siamo orgogliosi per condividere ciò con gli altri e ci illudiamo di essere capaci di gestire da soli le nostre sofferenze.

CORAGGIO

Il coraggio non è ubriacarsi oppure sballarsi. Il coraggio è essere pronti a cambiare, a lottare e a riconoscere le proprie responsabilità. E' come come una grave malattia fisica che siamo costretti a combattere con coraggio nonostante ci faccia paura. Vedere le proprie delusioni e i propri errori ci dà il coraggio di combattere contro la malattia dell'alcolismo.

ONESTA'

Nascondere non è onestà. Quanto abbiamo nascosto la dipendenza? Quante volte abbiamo preso in giro, fatto promesse non mantenute? Quante volte ci siamo raccontati delle bugie?
Se non siamo onesti la ricaduta è dietro l'angolo. La prima bugia, la prima omissione sui propri difetti ci porta vicino all'usare di nuovo.

lunedì 27 marzo 2017

VIVERE CON UN ALCOLISTA: COME AIUTARE E COME AIUTARSI

VIVERE CON UN ALCOLISTA E' DIFFICILE!

Per una donna è particolarmente difficile evitare di offrire spontaneamente il proprio aiuto e sostegno. La nostra società infatti continua a proporre un’immagine femminile comprensiva, amabile, premurosa, sensibile e paziente. 
Questo stereotipo caratterizza e condiziona di conseguenza il comportamento della donna e l’immagine che essa ha di sé. Le compagne di un uomo alcolista spesso si sentono responsabili, vogliono aiutare e hanno la sensazione che senza il loro sostegno lui non ce la può fare. Talvolta, pur di riuscire a far fronte a questi problemi, le donne fanno ricorso ai farmaci o ad altre sostanze psicoattive, con il rischio di aggravare ulteriormente la situazione. 

Un uomo, partner di una donna dipendente dall’alcol, al contrario, non vive le stesse pressioni sociali rispetto al suo ruolo. Infatti, tradizionalmente, l’uomo è considerato meno sensibile, maggiormente capace di porre limiti e a dire di no. In realtà, questo modo di comportarsi è davvero utile per proteggersi e per evitare di lasciarsi rinchiudere nel problema dell’alcol. Tuttavia, è più frequente che un uomo non sopporti di vivere accanto ad una donna alcolista e che la lasci. 


Come aiutare? Come aiutarsi?


Una coppia è un po’ come un ingranaggio: gli elementi si incastrano gli uni negli altri e girano ad un certo ritmo. Se uno degli elementi inizia a muoversi in modo diverso, l’intero meccanismo deve modificare il suo modo di funzionare, altrimenti si rompe.
« Quindi, piuttosto che disperarmi di non vederlo cambiare, IO potrei cambiare qualcosa…: il mio cambiamento avrà necessariamente un effetto sul suo comportamento».  

Ma cosa cambiare?

  1. Devo accettare che non posso «smettere di bere né farmi curare» al posto suo. 
  2. Non posso che «cambiare me stessa». 
  3. Posso dare nuovamente spazio ai miei bisogni e desideri: fare ciò che mi fa piacere, incontrare persone a cui voglio bene, prendermi del tempo per occuparmi di me stessa. 
  4. Non mi devo sentire in colpa: non beve a causa mia. Beve perché è «ammalato di alcol» e questa è l’unica ragione che spiega il suo comportamento. 
  5. Posso porre dei limiti chiari per evitare di soffrire troppo. 
  6. Non devo più assumermi le sue responsabilità né fare le cose al posto suo.
  7.  Posso chiedere aiuto per me stessa, per avere sollievo per le mie sofferenze e per avere sostegno in questa mia decisione. 

Come aiutarsi 


Tutti gli operatori a cui vi rivolgerete sono soggetti al segreto professionale e tratteranno le vostre informazioni con la massima discrezione. L’accompagnamento ed il sostegno che vi verranno offerti sono gratuiti oppure rimborsati dalla cassa malati.

Se la malattia del vostro compagno vi fa soffrire al punto da non poter più continuare a sopportare la situazione, non esitate a chiedere un sostegno al di fuori della coppia. Potete fare ricorso a
  • Un medico di fiducia: esponetegli la situazione e chiedetegli consiglio.
  • Centri specializzati in consulenza per problemi di alcol e dipendenze.
  • Gruppi di autoaiuto per famigliari di alcoldipendenti: il dialogo ed il contatto con persone nella stessa situazione può essere una valida forma di sostegno. 
Ecco il link del sito dedicato ai famigliari di un alcolista:Gruppo di aiuto per famigliari di alcolisti

Quale aiuto è efficace? Come aiutare qualcuno che non chiede niente e che non desidera cambiare?

È comprensibile che la compagna di un uomo alcoldipendente voglia aiutarlo a risolvere i suoi problemi, ma non è facile perché non tutti gli aiuti che si desiderano prestare in realtà sono utili. A volte, aiutare significa trovare il coraggio di lasciare andare, restituendo al compagno le sue responsabilità sia in merito al suo consumo di alcol che per le conseguenze del suo comportamento. All’inizio, potrebbe sembrarvi disumano lasciare che si di- strugga senza intervenire. Ma, forse, questo è l’unico modo per far sì che il vostro partner prenda coscienza della gravità della sua malattia e della necessità di farsi curare. Mettendo in discussione gli schemi in cui è bloccata la vostra relazione, si possono creare nuove opportunità. 

La dinamica del cambiamento

Quando la donna restituisce al compagno compiti e responsabilità, le si aprono nuovi spazi che attendono solo di essere riempiti ed organizzati. La compagna ha il diritto di soddisfare le proprie esigenze ed i propri desideri e di essere felice. Ciò significa dedicarsi anche a cose che la fanno stare bene e che la divertono. Il benessere della donna influisce a sua volta sul comportamento del compagno alcoldipendente.

Il vostro nuovo atteggiamento provocherà necessariamente dei cambiamenti. Non assumendovi più la colpa e la responsabilità per il consumo di alcol del compagno e non trascurando più i vostri bisogni, non solo avrete la sensazione di rivivere e di riprendere gusto per la vita, ma il vostro ritrovato benessere potrebbe dare speranza al vostro partner stimolandolo a chiedere un aiuto per uscire dalla dipendenza. Tuttavia, dovrete prepararvi al fatto che questi cambiamenti potrebbero non essere necessariamente positivi e potrebbero comportare un peggioramento della situazione (per esempio un aumento del consumo, delle minacce, dei conflitti all’interno della coppia,…) Purtroppo, è impossibile conoscere in anticipo la dinamica del cambiamento. Non esitate a chiedere aiuto, poiché questa può essere una fase particolarmente difficile e delicata per voi e, in queste condizioni, potreste avere bisogno di un sostegno per proseguire nel vostro intento.  

A volte, è difficile per una donna intraprendere questi cambiamenti. 
Restituire al compagno le sue responsabilità, lasciar andare, soddisfare le proprie esigenze sono atteggiamenti che non corrispondono al ruolo assegnatole dalla società. Preparatevi a far fronte a delle critiche. Spesso, le donne che «osano» rimettere se stesse al primo posto si sentono dire: «Come sei dura e insensibile! Perché non lo aiuti? Pensi solo a te stessa!...». Non tutti hanno la vostra esperienza: spontaneamente, la gente crede che per aiutare un partner alcoldipendente bisogna proteggere, giustificare, amare ed essere presenti. Anche voi per molto tempo avete pensato così…Ma, adesso, sapete cosa potete fare: prendetevi del  tempo per voi stesse, dedicatevi ad attività che vi fanno stare bene e non esitate a chiedere aiuto!

E quando ci sono dei figli?

Molti genitori credono, a torto, di risparmiare una sofferenza ai figli nascondendo il problema. Ma anche i più piccoli percepiscono le tensioni in seno ad un nucleo famigliare. Spesso, non capiscono che cosa stia succedendo, però ne soffrono. Per questo, è importante spiegare ai figli che il papà è dipendente dall’alcol e che si tratta di una malattia di cui nessuno ha colpa. Rompete il silenzio e permettete ai vostri figli di parlare delle loro difficoltà e paure, dei sensi di colpa e della vergogna. Anche per i bambini può essere utile confidarsi con uno specialista o con altri bambini in situazioni simili. Se il vostro compagno diventa aggressivo o violento quando ha bevuto, non esitate a proteggere voi stesse ed i vostri figli allontanandovi dal domicilio o chiamando la polizia o il medico di guardia. 







giovedì 23 marzo 2017

DIPENDENZA DA ALCOL: VIVERE CON UN ALCOLISTA

Una situazione difficile: vivere con un alcolista


Si stima che in Italia le persone che vivono a contatto con alcoldipendenti siano circa un milione, molte delle quali sono donne.

Da un punto di vista statistico, in Italia si tratta della situazione più frequente. Naturalmente, le informazioni qui riportate valgono anche per gli uomini che vivono con una compagna alcoldipendente. 


Vivere con una persona dipendente dall’alcol non è semplice. Le compagne di uomini con problemi di alcol si trovano spesso in situazioni difficili, talvolta disperate. 
I ripetuti tentativi di aiutare il partner ad affrontare e risolvere i suoi problemi, e la continua messa in discussione del proprio ruolo, possono esaurire le forze di una donna.

 Speranza, disperazione, amore, odio, collera, senso di colpa… tante sono le emozioni che coesistono, con conseguenze negative sullo stato d’animo, sulla qualità del sonno e sulla salute fisica. Sensi di colpa e vergogna inducono sovente la donna ad isolarsi dalla vita sociale, trascurando le amicizie e le relazioni con altre persone e mettendo i propri bisogni e desideri in secondo piano. 

Con il tempo, la donna può perdere la speranza e cadere in preda ad un senso di solitudine, disperazione ed impotenza.


Comprendere il proprio coinvolgimento (La codipendenza)........

Di pari passo all’evoluzione della malattia del partner, nella compagna può svilupparsi un processo di codipendenza. La codipendenza consiste in una serie di atteggiamenti e di reazioni che vengono adottate spontaneamente per tentare di aiutare il partner, con grande dispendio di energia, senza che la situazione necessariamente migliori. 
Per essere in grado di aiutare l’altro, è necessario comprendere questo processo ed il modo in cui il proprio comportamento influisce su quello del compagno. 

..........o Difendere e giustificare l'alcolista


 «Lavora troppo..., ha molte preoccupazioni..., sono gli amici che lo fanno bere…, lui non sa dire di no...». 
Spesso si tende a cercare delle giustificazioni per spiegare perché il partner beve troppo.  Inoltre ci si può fare carico delle responsabilità di competenza del compagno, per evitargli preoccupazioni o perché non è in condizione di assumersele. E ancora, si nascondono alla propria cerchia di conoscenze gli episodi che mettono a disagio. La paura e la vergogna impediscono di confidarsi e, visto che diventa sempre più difficile parlarne con il partner, si finisce con isolarsi completamente. 

..............o Controllare 


Purtroppo, la comprensione ed il sostegno non sempre hanno l’effetto sperato e allora si cerca di limitare il consumo, di controllare ciò che il partner fa, dove va, con chi,… A volte, si sviluppano ingegnose strategie per provare a gestire il consumo di alcol del compagno

Ma il problema persiste e l’umore varia in funzione del comportamento del partner. «Beve poco…, esce di meno…»  e si ritrova speranza.

 «Rientra tardi…,  si addormenta sul divano…» ed è subito disperazione.  Senza contare che a poco a poco si perde fiducia sia nel partner che in sé stesse, nella propria capacità di aiutarlo e di impedirgli di bere. Si hanno discussioni, ci si arrabbia con il partner, contro l’alcol,  contro se stesse,  contro coloro che bevono con lui, contro quelli che conoscono il problema e non dicono niente.

................o Accusare 


Quando la situazione è percepita come insostenibile e tutti i tentativi di aiutare il partner alcoldipendente si sono rivelati inefficaci, può capitare che si inizi a lasciare libero sfogo ai rimproveri e alle accuse. «Per colpa tua tutto sta andando a rotoli..., stiamo soffrendo per colpa tua…». E non di rado si minacciano conseguenze negative se non dovesse smettere subito di bere.
Tutto questo può comportare un enorme dispendio di energia, grandi sofferenze, momenti di speranza e di dubbio. Purtroppo, ogni tentativo è vano e non è possibile fermare la progressione della malattia fintanto che il partner non si coinvolge direttamente.  Eppure qualcosa si può fare: anche se lui non è ancora pronto per farsi curare, si può iniziare a cambiare le cose per se stesse.


lunedì 13 marzo 2017

ADOLESCENZA

PIANETA ADOLESCENZA: LE USCITE, LE FESTE E I CONSUMI



Tutti noi ricordiamo con nostalgia un aspetto della nostra adolescenza:le nostre prime uscite, le nostre feste e i primi "acquisti" da soli con la nostra paghetta. Io faccio parte della generazione del "TEMPO DELLE MELE".
I nostri genitori in ansia per il nostro ritorno o preoccupati di quello che poteva succedere durante una festa.
Anche nostro figlio, a sua volta, vuole vivere e gustare questi momenti privilegiati di condivisione. 

Cosa fare se ci chiede di uscire per trascorrere del tempo con i suoi amici oppure vuole fare una festa a casa nostra?

Proverò a darvi un aiuto e alcuni consigli per affrontare una fase delicata dell' ADOLESCENZA dei nostri figli.

FAR FESTA

Gli adolescenti hanno bisogno di uscire e di divertirsi. Che cosa c'è di meglio che passare del tempo con i propri amici, di chiacchierare, di ridere e di ascoltare musica con loro? Le feste sono delle occasioni per stare bene, per  rilassarsi, per divertirsi, durante le quali gli adolescenti imparano anche a sviluppare un gran numero di competenze sociali: possono fare nuove conoscenze, capire come è meglio relazionarsi, osservare come gli altri si comportano, scoprire nuovi lati di sé attraverso lo sguardo degli altri e gestire le novità e le diverse emozioni.
Bisogna anche pensare che spesso l'adolescente ama uscire senza fare niente di speciale, per non “perdere qualcosa” o semplicemente per essere con i propri amici e chiacchierare. Anche questi sono momenti importanti che rispondono al bisogno dell’adolescente di stare con i propri coetanei e di sentirsi parte di un gruppo. Il gruppo per l’adolescente è infatti il luogo per sperimentare forme di autonomia e indipendenza, per fare nuove esperienze, per accrescere le proprie capacità relazionali. È anche durante queste occasioni che potrà vivere le sue prime esperienze amorose.

Quali rischi durante le uscite e le feste?

Quando gli adolescenti escono, a volte amano lasciarsi andare. Per impressionare gli amici, per affrontare delle situazioni pericolose o ancora per piacere possono assumere dei comportamenti a  rischio, come il consumo di alcol, di cannabis o di altre droghe illegali. Capita che, sotto l'effetto di sostanze, i giovani adottino dei comportamenti inadeguati: parole fuori luogo, uso della violenza, rapporti sessuali non protetti, pericoli alla guida (sia come conducente che come passeggero di un veicolo). Questi comportamenti possono avere sia delle conseguenze immediate che a lungo termine. Gli adolescenti sono coscienti dei rischi, ma spesso pensano che i problemi capitino solo agli altri, si sentono  invulnerabili. Per questo è importante che siano informati di certi pericoli, ma anche che i genitori pongano loro dei limiti precisi. Il vostro atteggiamento è essenziale per prevenire e limitare l’assunzione di comportamenti a rischio da parte di vostro figlio.

Porre dei limiti

Nel concordare le uscite con i figli adolescenti, sarebbe auspicabile che i genitori siano d’accordo tra di loro qualunque sia la situazione di coppia. È importante cercare un compromesso in caso di disaccordo  per  dare un messaggio chiaro all'adolescente. Ricordate che siete voi genitori che decidete di concedere o meno il permesso di uscire o di andare ad una festa, di stabilire quanti  soldi avrà a disposizione e che decidete l'ora di rientro. Questi sono aspetti che creano spesso tensione e disaccordo tra genitori e figli. A volte è difficile dire di no e porre dei limiti, gli adolescenti non li accettano e spesso rinfacciano ai genitori la mancanza di fiducia nei loro confronti. Ma le regole e i limiti sono essenziali per la crescita. Quindi non esitate a dire dei no laddove lo ritenete necessario. La fiducia è un elemento centrale della relazione tra genitori e figli; essa si costruisce ed evolve nel tempo in funzione degli avvenimenti. La libertà e l'autonomia sono delle competenze che il giovane costruisce e acquisisce progressivamente. Ogni genitore in base alle caratteristiche dei propri figli (ad es. età capacità di rispettare le regole, di assumersi responsabilità,…) definirà quali spazi di libertà e autonomia concedere. Questi saranno progressivamente modificati in base alla crescita e al comportamento del figlio. Non è sempre facile per un genitore trovare un equilibrio tra il desiderio di protezione e la necessità di concedere maggior autonomia e responsabilità al proprio figlio. 

Ora di rientro

Gli orari di rientro e la frequenza delle uscite sono spesso argomenti di discussione e conflitto. Le uscite serali devono essere progressive e tener conto dell'età e della maturità degli adolescenti. Per esempio, un ragazzino di 12 anni non dovrebbe essere autorizzato ad uscire la sera senza la sorveglianza e la protezione di un adulto. Per i ragazzi più grandi, le uscite dovrebbero limitarsi al fine settimana, salvo eccezioni, con un orario di rientro preciso. Discutete insieme ai vostri figli su orari realistici e adatti alla loro età. In ogni caso, la decisione finale deve però spettare a voi. Una presa di posizione chiara da parte vostra tranquillizza il figlio, anche se non è d'accordo con voi.

Gestione dei soldi

Alcuni genitori danno, al figlio, un importo fisso (alla settimana, al mese), come “paghetta”; altri invece danno i soldi in funzione delle attività o del costo dell'uscita (cinema, concerti, attività sportive, ecc.).  Nel dare dei soldi ai propri figli è necessario tenere conto dell’età, delle loro capacità di gestione e del budget della famiglia. Se vostro figlio fatica a gestire la “paghetta” o richiede continuamente dei soldi verificate insieme a lui quali sono le spese necessarie e se ce ne sono di superflue. Potete sempre ristabilire l’importo da dare a vostro figlio. Gli adolescenti, per imparare a gestire le loro  finanze, dovrebbero ricevere i soldi in maniera limitata e in occasioni specifiche. Indicategli chiaramente a cosa questi soldi non sono destinati (per esempio, a comprare dell'alcol, del tabacco o delle sostanze illegali).

NEL PROSSIMO POST DEDICATO ALL'ADOLESCENZA VI DARO' INDICAZIONI E CONSIGLI. CHI HA BISOGNO PUO' INVIARMI UNA MAIL ALL'INDIRIZZO:crescitadellapersona@gmail.com

sabato 11 marzo 2017

DIPENDO DAGLI ALTRI O SONO UNA PERSONA SICURA DI SE'?

FAI IL TEST: SEI CODIPENDENTE?


La codipendenza O DIPENDENZA DAGLI ALTRI è la difficoltà a creare delle relazioni sane sia con noi stessi che con gli altri.
Vuol dire che nei nostri atteggiamenti privilegiamo sempre le altre persone a scapito di noi stessi.
Spesso tendiamo a mettere da parte la nostra volontà per assecondare il volere degli altri (famiglia, figli, genitori).

Per poter intraprendere un percorso di recupero e serenità occorre riconoscere in se stessi queste caratteristiche per poi trasformarle in qualcosa di bello per noi. 

Ti propongo questo test molto semplice. Basta che tu rifletta bene sull'affermazione e che provi a vedere dentro di te quando, come e dove applichi quell'atteggiamento.

Il test ha la finalità di conoscerci meglio. I modelli seguenti possono essere presenti tutti o solo alcuni, non importa. Quello che è fondamentale è avere la fiducia e l'onestà di analizzarsi.

SFERA DEL CONTROLLO SUGLI ALTRI

  1. HO BISOGNO DI SENTIRMI NECESSARIO PER RELAZIONARMI AGLI ALTRI?
  2. OFFRO GUIDA E CONSIGLI NON RICHIESTI?
  3. MI RISENTO SE GLI ALTRI NON SI FANNO AIUTARE DA ME?
  4. USO IL SESSO PER ASSICURARMI ACCETTAZIONE E APPROVAZIONE?
  5. CREDO CHE TUTTI GLI ALTRI SIANO INCAPACI DI BADARE A SE STESSI?

SFERA DELL'AUTOSTIMA

  1. HO DIFFICOLTA' A PRENDERE DECISIONI?
  2. NON CHIEDO MAI AGLI ALTRI DI SODDISFARE I NOSTRI BISOGNI E DESIDERI?
  3. CONSIDERO IMPORTANTE L'APPROVAZIONE DEGLI ALTRI CHE QUELLA CHE POSSO DARMI DA ME?
  4. MI PERCEPISCO UNA PERSONA SPECIALE E MERITEVOLE DI AMORE E DI VALORE?
  5. GIUDICO SEVERAMENTE LE MIE AZIONI, I MIEI PENSIERI E LE MIE EMOZIONI?

SFERA DELLA COMPIACENZA

  1. ACCETTO COMPROMESSI RISPETTO AI MIEI VALORI E ALLA MIA INTEGRITA' PER EVITARE RABBIA E RIFIUTO DA PARTE DEGLI ALTRI?
  2. MI LASCIO INFLUENZARE DAI SENTIMENTI ALTRUI FINO A FARLI MIEI?
  3. RIMANGO TROPPO A LUNGO IN SITUAZIONI E RAPPORTI PERICOLOSI?
  4. ACCETTO SESSO AL POSTO DELL'AMORE?
  5. RIESCO A DIRE DI NO? 
  6. MI SOVRACCARICO DI LAVORO PER LA PAURA DI DELUDERE GLI ALTRI?

RISULTATI

Anche solo uno di questi atteggiamenti indica la nostra dipendenza dagli altri. Ogni azione o pensiero che viene fatto per gli altri piuttosto che per noi non ci rende sereni e le nostre relazioni non sono giuste. A breve pubblicherò un percorso di liberazione necessario a essere più forti e più amorevoli con noi stessi,

LA DEPRESSIONE e L'ANGOSCIA


L'ANGOSCIA COMPAGNA DELLA DEPRESSIONE
 

 Una delle caratteristiche dolorose della depressione è l'angoscia. Una sensazione di soffocamento che ci stringe il collo e diventa difficile respirare. E' una sensazione bruttissima che vorremmo non provare mai più.
«Il cuore stretto in una morsa di acciaio. Vivere cosí mi sembra praticamente impossibile. Sono disperata. A me sembra di essere ancora prigioniera della angoscia e della disperazione. Vivo come un automa. Non riesco a liberarmi da questa angoscia. Sto perdendo la testa. Mi sento egualmente triste, egualmente disperata. Tutti i contatti umani sono tragici. Penso il futuro; ma mi terrorizza. L’angoscia. L’angoscia si è di nuovo impossessata di me. Mi sento come prigioniera nelle sabbie mobili; i tentativi per uscirne, sempre piú blandi, e disperati,raggiungono solo lo scopo di farmi precipitare sempre piú a fondo».
Ecco la testimonianza di Giovanna. Sono parole dure e che purtroppo chi conosce la depressione vive nei momenti più profondi del dolore.
Riconoscersi in questo può farci sentire ancora più tristi e disperati. Io mi sono sentita invece sollevata. Pensare che anche altri provano quello che provo io mi rafforza dell'idea della malattia.
La speranza della guarigione si fa spazio in me. POSSO CURARMI E VENIRNE FUORI.

La depressione-malattia si nutre di emozioni che fanno parte della vita di ogni giorno, e sono emozioni che nascono dal cuore: la malinconia, la nostalgia, l’inquietudine dell'anima, la ricerca del silenzio e della solitudine.
Quando la sofferenza scende nella nostra anima, fatalmente accompagnandosi alla depressione, e ci tortura nelle nostre fibre piú nascoste e segrete, lacerandole e spezzandole, essa tende a separarci dal mondo delle persone e delle cose.

Quando la sofferenza scende in noi, certo, e in misura ancora piú intensa nelle ore delle nostre tristezze e delle nostre angosce, il senso della vita, le cose che davano un senso alla vita, si oscurano; e la fatica di vivere, di vivere con gli altri le cose che si sono vissute insieme, cresce drasticamente. Nel dolore dell’anima, che la tristezza e l’angoscia trascinano con sé, cambia il modo di essere nel mondo; e le parole, le parole delle persone vicine e lontane, possono essere di volta in volta portatrici di aiuto, e di salvezza, o invece di disperazione e di incomprensione.

La speranza c'è!!! Anche supportandoci insieme possiamo venirne fuori. 

«Solo per chi non ha piú speranza ci è data la speranza».



venerdì 10 marzo 2017

ALCOLISMO COME LA VEDE BILL: ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA'

L'ALCOLISMO E LE RESPONSABILITA' secondo Bill


Essere pronti ad accettare tutte le conseguenze delle azioni passate, e nello stesso tempo ad assumersi la responsabilità del benessere altrui, è importante per il nostro recupero.


LE CONSEGUENZE DEL PASSATO

Bill ci fa riflettere sulle nostre azioni passate. Per molto tempo durante la dipendenza DELL'ALCOLISMO siamo stati egoisti. Abbiamo pensato che solo noi avevamo un dolore da dimenticare e che nessun altro poteva permettersi di dire il contrario.
Risultati immagini per bill alcolismoOra che siamo sobri ci rendiamo conto della sofferenza che abbiamo causato e di come siamo stati rinchiusi in noi stessi. L'esterno scompariva e appariva solo aggressività, malessere, tristezza e depressione.

IL PRESENTE 

Le azioni passate devono essere presenti nella nostra mente e nel nostro cuore. Abbiamo ora la possibilità di vedere chiaramente chi eravamo. Sappiamo che una delle forze del recupero è il presente, Il qui e ora, il solo per oggi. Infatti, nel presente vediamo come siamo davvero e possiamo onestamente rispondere delle azioni commesse. Il presente ci dà la possibilità di mettere radici al cambiamento. Quanto male abbiamo fatto e quanto male ci siamo fatti. Le nostre responsabilità iniziano ora, nel presente. La sofferenza permessa ora nel presente è il dispiacere e il dolore sincero della nostre azioni e la capacità di riconoscere che non eravamo noi e che abbiamo bisogno di aiuto.

LA RESPONSABILITA' DEL BENESSERE ALTRUI

Per la prima volta abbiamo la responsabilità di far star bene gli altri. I nostri compagni di vita, i nostri figli, i nostri genitori, amici e parenti ci affidano la loro serenità e felicità. Questa responsabilità non deve spaventarci ma ci deve spronare a vivere il nostro recupero in funzione di coloro a cui vogliamo bene. Ma la prima responsabilità è verso il nostro benessere.
Riflettiamo su questo e riprendiamo in mano la nostra vita.