venerdì 17 febbraio 2017

LA POESIA DEL DIPENDENTE

BIANCA


Ti ho sempre chiamato Bianca, anche se il tuo cuore irrorava carbone.
Eri un fiore quando mi tenevi compagnia,
mi davi calore ed allegria,
ti ho portato in tutti i posti che tu forse già conoscevi,
al sole, al mare, sulle panche come pure sulle barche,
qualche volta abbiamo toccato gli infranti campi bruciati,
strade sterpate, colline isolate, ma con te eravamo sempre in alto.
Quando poi scendevamo dalle stelle e tu mi sfuggivi,
e dopo tanto girovagare ti facevi ancora trovare!
Tu, armata del tuo profumo, io con acqua e armatura, tante volte
ho cercato di difendermi e tu non avevi neanche paura,
tanto sapevi che ti avrei sempre bagnata, adagiata su un letto,
forse di cristallo, forse di acciaio, su un cuscino di seta ti appoggiavo,
ti inebriavi dallo sparire per poi nelle vene risalire, Bianca,
Bianca amica mia.
Ora sei di nuovo mia, ti ho persa nel tempo, vissuto dimenticandoti,
ora forse non sei più bianca, non sei più unica come era unico
il nostro ritrovarci,
qualcuno, forse per dimenticarti, ti ha cambiato nome,
ti ha cambiato colore, ma vivi sempre nel mio cuore,
un cuore che ti acclama e tanto ti reclama,
hai spezzato tante vite in quella ricerca perenne di capire e di capirti
ma stanne certa Bianca, marrone, grigia o siriana,
una spada sempre ti infilzerà, mai uscirà sangue dal tuo corpo di fiore,
ma anzi sarai fiera di dare calore.
Io ormai ti penso poco, non ho tempo per invocarti,
ho sconfitto anche il chiamarti, ora non sei più mia,

ma so che sei eroina.

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