giovedì 30 marzo 2017

DIPENDENZA, FRAGILITA' E SOFFERENZA

LA FRAGILITA' CHE E' IN NOIRisultati immagini per fragilità

Mi piace oggi fare una riflessione sulla fragilità. Il dipendente, il depresso è estremamente fragile.
La fragilità, negli slogan mondani dominanti, è l’immagine della debolezza; invece nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza  e di dignità, di intuizione. Valori che consentono di immedesimarci con piú facilità e con piú passione negli stati d’animo e nelle emozioni, degli altri e di noi.

La fragilità fa parte della vita

Fragile è una cosa (una situazione) che facilmente si rompe, e fragile è un equilibrio psichico (un equilibrio emozionale) che facilmente si frantuma. Sono fragili, e si rompono facilmente, non solo quelle che sono le nostre emozioni e le nostre ragioni di vita, le nostre speranze e le nostre inquietudini, le nostre tristezze e i nostri slanci del cuore; ma sono fragili, e si dissolvono facilmente, anche le nostre parole: le parole con cui vorremmo aiutare chi sta male e le parole che desidereremmo dagli altri quando siamo noi a stare male. 

Sono fragili, sono vulnerabili, esperienze di vita alle quali nemmeno pensiamo, come sono le esperienze della timidezza e della gioia, del sorriso e delle lacrime, del silenzio e della speranza; ma ci sono umane situazioni di vita che ci rendono fragili, o ancora piú fragili, aumentando in noi il male di vivere, e sono le malattie del corpo e quelle dell’anima, ma anche la condizione anziana quando sconfini, in particolare, negli abissi della malattia estrema: la malattia di Alzheimer. 

Sono situazioni di grande fragilità interiore che la vita, la noncuranza e l’indifferenza, e anche solo la distrazione e la leggerezza altrui, accrescono e straziano. Chi di noi non si è trovato a vivere questa situazione di fragilità?

La fragilità come esperienza interpersonale.


La fragilità è il nostro destino, certo, ma essa nasce, si svolge e si articola in una stretta correlazione con l’ambiente in cui viviamo, e cioè con gli altri da noi. 
La consapevolezza della nostra fragilità, della nostra debolezza e della nostra vulnerabilità  rende difficili e talora impossibili le relazioni umane: siamo condizionati dal timore di non essere accettati, e di non essere riconosciuti nelle nostre insicurezze e nel nostro bisogno di ascolto, e di aiuto.

Quando non siamo accettati o aiutati  le nostre fragilità e le nostre ferite, le nostre insicurezze e le nostre debolezze, le nostre vulnerabilità si amplificano.

Le parole che causano fragilità e quelle che donano speranza e luce

Le parole che ci vengono dette possono ferire oppure incoraggiare. Sono, queste, le parole di cui hanno bisogno le persone fragili e insicure, sensibili e vulnerabili, indirizzate alla disperata ricerca di accoglienza e di rispetto della loro debolezza: della loro dignità. E' un grande strumento quello delle parole. Le parole che si dicono, come quelle che si ascoltano; le parole che si condividono, che ci uniscono, che riconfortano, o quelle che feriscono. 
Le parole sono dotate di un immenso potere: sono in grado di aiutare, di indicare un cammino, di recare la speranza, o la disperazione, nel cuore dei malati che, nel momento in cui scendono nella voragine della sofferenza, hanno un infinito bisogno di dare voce alle loro emozioni e al loro dolore, che è dolore del corpo, e dolore dell'anima.

Le parole non sono incolori, non sono uniformi, non sono semplici e, solo se sgorgano dal cuore e dal silenzio, solo se sono fragili e gentili, lasciano una traccia profonda nell’anima di chi sta male, e chiede aiuto divorato dall'angoscia e dalla disperazione.
Ma le parole, a volte, non bastano.

La fragilità del silenzio

Le parole sono fragili, sono fragili le parole che aiutano a vivere, e che dovremmo sapere ricreare, o riscoprire, ogni volta che il destino ci fa incontrare con il dolore e con la disperazione; ma le parole sono intrecciate al silenzio, e la loro fragilità rimanda alla fragilità del silenzio che ha mille modi di esprimersi, e che si rompe facilmente. 

La parola tuttavia non può fare a meno del silenzio: «Per ascoltare occorre tacere. Non soltanto attenersi a un silenzio fisico che non interrompa il discorso altrui (o se lo interrompe, lo faccia per rimettersi a un successivo ascolto), ma a un silenzio interiore, ossia un atteggiamento tutto rivolto ad accogliere la parola altrui. Bisogna far tacere il lavorio del proprio pensiero, sedare l’irrequietezza del cuore, il tumulto dei fastidi, ogni sorta di distrazioni. Nulla come l’ascolto, il vero ascolto, ci può far capire la correlazione fra il silenzio e la parola≫.
Sono molti i modi con cui il silenzio e le parole si intrecciano: c’è il silenzio che rende palpitante e viva la parola; c’è il silenzio che si sostituisce alla parola nel dire il dolore e l’angoscia, la gioia e la speranza; c’è il silenzio oscuro, o ambivalente, nei suoi significati. Ogni silenzio ha un suo proprio linguaggio, e non è facile coglierne, e decifrarne il significato; e questo ha una particolare importanza quando si ha a che fare con condizioni dolorose di vita nelle quali il silenzio è dolorosamente presente: fragile, e vulnerabile. Lo si ferisce facilmente: al di là di ogni buona intenzione. Ma dovremmo sapere che nella vita non tutto è dicibile, e non tutto è esprimibile; e non dovremmo illuderci di potere spiegare i pensieri che abbiamo, e le emozioni che proviamo, con le sole parole chiare e distinte. 

La parola che tace è talora piú importante della parola che parla.




mercoledì 29 marzo 2017

COME LA VEDE BILL: LA RICADUTA PER UN'ALCOLISTA

LA RICADUTA NELLA DIPENDENZA DA ALCOL

"Piu volte è capitato che dei nuovi venuti hanno cercato di tenere per sé certi fatti della loro vita. Per evitare l'esperienza del quinto passo sono ricorsi a metodi più facili. Quasi ogni volta si sono ubriacati e si sono chiesti il perchè della loro ricaduta. Noi pensiamo che questo sia accaduto perchè non avevano completato a fondo la loro pulizia interiore. Hanno fatto l'inventario morale, ma hanno tenuto nascoste le cose peggiori. Essi hanno soltanto pensato di avere perduto il loro egoismo e le loro paure, hanno soltanto pensato di essere umili. Ma non avevano imparato abbastanza dell'umiltà, del coraggio e dell'onestà, nella misura che abbiamo trovato necessaria, fino al momento in cui non hanno raccontato a un altro tutta la storia della loro vita."
 UMILTA'

Il recupero è un programma di umiltà profonda. Avere la consapevolezza dei nostri difetti di carattere ci permette di conoscerci e riconoscere come, quando e dove mettiamo in atto i nostri difetti. Umiltà è chiedere aiuto e riconoscere che alcolismo non possiamo combatterlo da soli. Alcuni episodi della nostra vita di cui ci vergogniamo, se li teniamo nascosti vuol dire che siamo orgogliosi per condividere ciò con gli altri e ci illudiamo di essere capaci di gestire da soli le nostre sofferenze.

CORAGGIO

Il coraggio non è ubriacarsi oppure sballarsi. Il coraggio è essere pronti a cambiare, a lottare e a riconoscere le proprie responsabilità. E' come come una grave malattia fisica che siamo costretti a combattere con coraggio nonostante ci faccia paura. Vedere le proprie delusioni e i propri errori ci dà il coraggio di combattere contro la malattia dell'alcolismo.

ONESTA'

Nascondere non è onestà. Quanto abbiamo nascosto la dipendenza? Quante volte abbiamo preso in giro, fatto promesse non mantenute? Quante volte ci siamo raccontati delle bugie?
Se non siamo onesti la ricaduta è dietro l'angolo. La prima bugia, la prima omissione sui propri difetti ci porta vicino all'usare di nuovo.

lunedì 27 marzo 2017

VIVERE CON UN ALCOLISTA: COME AIUTARE E COME AIUTARSI

VIVERE CON UN ALCOLISTA E' DIFFICILE!

Per una donna è particolarmente difficile evitare di offrire spontaneamente il proprio aiuto e sostegno. La nostra società infatti continua a proporre un’immagine femminile comprensiva, amabile, premurosa, sensibile e paziente. 
Questo stereotipo caratterizza e condiziona di conseguenza il comportamento della donna e l’immagine che essa ha di sé. Le compagne di un uomo alcolista spesso si sentono responsabili, vogliono aiutare e hanno la sensazione che senza il loro sostegno lui non ce la può fare. Talvolta, pur di riuscire a far fronte a questi problemi, le donne fanno ricorso ai farmaci o ad altre sostanze psicoattive, con il rischio di aggravare ulteriormente la situazione. 

Un uomo, partner di una donna dipendente dall’alcol, al contrario, non vive le stesse pressioni sociali rispetto al suo ruolo. Infatti, tradizionalmente, l’uomo è considerato meno sensibile, maggiormente capace di porre limiti e a dire di no. In realtà, questo modo di comportarsi è davvero utile per proteggersi e per evitare di lasciarsi rinchiudere nel problema dell’alcol. Tuttavia, è più frequente che un uomo non sopporti di vivere accanto ad una donna alcolista e che la lasci. 


Come aiutare? Come aiutarsi?


Una coppia è un po’ come un ingranaggio: gli elementi si incastrano gli uni negli altri e girano ad un certo ritmo. Se uno degli elementi inizia a muoversi in modo diverso, l’intero meccanismo deve modificare il suo modo di funzionare, altrimenti si rompe.
« Quindi, piuttosto che disperarmi di non vederlo cambiare, IO potrei cambiare qualcosa…: il mio cambiamento avrà necessariamente un effetto sul suo comportamento».  

Ma cosa cambiare?

  1. Devo accettare che non posso «smettere di bere né farmi curare» al posto suo. 
  2. Non posso che «cambiare me stessa». 
  3. Posso dare nuovamente spazio ai miei bisogni e desideri: fare ciò che mi fa piacere, incontrare persone a cui voglio bene, prendermi del tempo per occuparmi di me stessa. 
  4. Non mi devo sentire in colpa: non beve a causa mia. Beve perché è «ammalato di alcol» e questa è l’unica ragione che spiega il suo comportamento. 
  5. Posso porre dei limiti chiari per evitare di soffrire troppo. 
  6. Non devo più assumermi le sue responsabilità né fare le cose al posto suo.
  7.  Posso chiedere aiuto per me stessa, per avere sollievo per le mie sofferenze e per avere sostegno in questa mia decisione. 

Come aiutarsi 


Tutti gli operatori a cui vi rivolgerete sono soggetti al segreto professionale e tratteranno le vostre informazioni con la massima discrezione. L’accompagnamento ed il sostegno che vi verranno offerti sono gratuiti oppure rimborsati dalla cassa malati.

Se la malattia del vostro compagno vi fa soffrire al punto da non poter più continuare a sopportare la situazione, non esitate a chiedere un sostegno al di fuori della coppia. Potete fare ricorso a
  • Un medico di fiducia: esponetegli la situazione e chiedetegli consiglio.
  • Centri specializzati in consulenza per problemi di alcol e dipendenze.
  • Gruppi di autoaiuto per famigliari di alcoldipendenti: il dialogo ed il contatto con persone nella stessa situazione può essere una valida forma di sostegno. 
Ecco il link del sito dedicato ai famigliari di un alcolista:Gruppo di aiuto per famigliari di alcolisti

Quale aiuto è efficace? Come aiutare qualcuno che non chiede niente e che non desidera cambiare?

È comprensibile che la compagna di un uomo alcoldipendente voglia aiutarlo a risolvere i suoi problemi, ma non è facile perché non tutti gli aiuti che si desiderano prestare in realtà sono utili. A volte, aiutare significa trovare il coraggio di lasciare andare, restituendo al compagno le sue responsabilità sia in merito al suo consumo di alcol che per le conseguenze del suo comportamento. All’inizio, potrebbe sembrarvi disumano lasciare che si di- strugga senza intervenire. Ma, forse, questo è l’unico modo per far sì che il vostro partner prenda coscienza della gravità della sua malattia e della necessità di farsi curare. Mettendo in discussione gli schemi in cui è bloccata la vostra relazione, si possono creare nuove opportunità. 

La dinamica del cambiamento

Quando la donna restituisce al compagno compiti e responsabilità, le si aprono nuovi spazi che attendono solo di essere riempiti ed organizzati. La compagna ha il diritto di soddisfare le proprie esigenze ed i propri desideri e di essere felice. Ciò significa dedicarsi anche a cose che la fanno stare bene e che la divertono. Il benessere della donna influisce a sua volta sul comportamento del compagno alcoldipendente.

Il vostro nuovo atteggiamento provocherà necessariamente dei cambiamenti. Non assumendovi più la colpa e la responsabilità per il consumo di alcol del compagno e non trascurando più i vostri bisogni, non solo avrete la sensazione di rivivere e di riprendere gusto per la vita, ma il vostro ritrovato benessere potrebbe dare speranza al vostro partner stimolandolo a chiedere un aiuto per uscire dalla dipendenza. Tuttavia, dovrete prepararvi al fatto che questi cambiamenti potrebbero non essere necessariamente positivi e potrebbero comportare un peggioramento della situazione (per esempio un aumento del consumo, delle minacce, dei conflitti all’interno della coppia,…) Purtroppo, è impossibile conoscere in anticipo la dinamica del cambiamento. Non esitate a chiedere aiuto, poiché questa può essere una fase particolarmente difficile e delicata per voi e, in queste condizioni, potreste avere bisogno di un sostegno per proseguire nel vostro intento.  

A volte, è difficile per una donna intraprendere questi cambiamenti. 
Restituire al compagno le sue responsabilità, lasciar andare, soddisfare le proprie esigenze sono atteggiamenti che non corrispondono al ruolo assegnatole dalla società. Preparatevi a far fronte a delle critiche. Spesso, le donne che «osano» rimettere se stesse al primo posto si sentono dire: «Come sei dura e insensibile! Perché non lo aiuti? Pensi solo a te stessa!...». Non tutti hanno la vostra esperienza: spontaneamente, la gente crede che per aiutare un partner alcoldipendente bisogna proteggere, giustificare, amare ed essere presenti. Anche voi per molto tempo avete pensato così…Ma, adesso, sapete cosa potete fare: prendetevi del  tempo per voi stesse, dedicatevi ad attività che vi fanno stare bene e non esitate a chiedere aiuto!

E quando ci sono dei figli?

Molti genitori credono, a torto, di risparmiare una sofferenza ai figli nascondendo il problema. Ma anche i più piccoli percepiscono le tensioni in seno ad un nucleo famigliare. Spesso, non capiscono che cosa stia succedendo, però ne soffrono. Per questo, è importante spiegare ai figli che il papà è dipendente dall’alcol e che si tratta di una malattia di cui nessuno ha colpa. Rompete il silenzio e permettete ai vostri figli di parlare delle loro difficoltà e paure, dei sensi di colpa e della vergogna. Anche per i bambini può essere utile confidarsi con uno specialista o con altri bambini in situazioni simili. Se il vostro compagno diventa aggressivo o violento quando ha bevuto, non esitate a proteggere voi stesse ed i vostri figli allontanandovi dal domicilio o chiamando la polizia o il medico di guardia. 







giovedì 23 marzo 2017

DIPENDENZA DA ALCOL: VIVERE CON UN ALCOLISTA

Una situazione difficile: vivere con un alcolista


Si stima che in Italia le persone che vivono a contatto con alcoldipendenti siano circa un milione, molte delle quali sono donne.

Da un punto di vista statistico, in Italia si tratta della situazione più frequente. Naturalmente, le informazioni qui riportate valgono anche per gli uomini che vivono con una compagna alcoldipendente. 


Vivere con una persona dipendente dall’alcol non è semplice. Le compagne di uomini con problemi di alcol si trovano spesso in situazioni difficili, talvolta disperate. 
I ripetuti tentativi di aiutare il partner ad affrontare e risolvere i suoi problemi, e la continua messa in discussione del proprio ruolo, possono esaurire le forze di una donna.

 Speranza, disperazione, amore, odio, collera, senso di colpa… tante sono le emozioni che coesistono, con conseguenze negative sullo stato d’animo, sulla qualità del sonno e sulla salute fisica. Sensi di colpa e vergogna inducono sovente la donna ad isolarsi dalla vita sociale, trascurando le amicizie e le relazioni con altre persone e mettendo i propri bisogni e desideri in secondo piano. 

Con il tempo, la donna può perdere la speranza e cadere in preda ad un senso di solitudine, disperazione ed impotenza.


Comprendere il proprio coinvolgimento (La codipendenza)........

Di pari passo all’evoluzione della malattia del partner, nella compagna può svilupparsi un processo di codipendenza. La codipendenza consiste in una serie di atteggiamenti e di reazioni che vengono adottate spontaneamente per tentare di aiutare il partner, con grande dispendio di energia, senza che la situazione necessariamente migliori. 
Per essere in grado di aiutare l’altro, è necessario comprendere questo processo ed il modo in cui il proprio comportamento influisce su quello del compagno. 

..........o Difendere e giustificare l'alcolista


 «Lavora troppo..., ha molte preoccupazioni..., sono gli amici che lo fanno bere…, lui non sa dire di no...». 
Spesso si tende a cercare delle giustificazioni per spiegare perché il partner beve troppo.  Inoltre ci si può fare carico delle responsabilità di competenza del compagno, per evitargli preoccupazioni o perché non è in condizione di assumersele. E ancora, si nascondono alla propria cerchia di conoscenze gli episodi che mettono a disagio. La paura e la vergogna impediscono di confidarsi e, visto che diventa sempre più difficile parlarne con il partner, si finisce con isolarsi completamente. 

..............o Controllare 


Purtroppo, la comprensione ed il sostegno non sempre hanno l’effetto sperato e allora si cerca di limitare il consumo, di controllare ciò che il partner fa, dove va, con chi,… A volte, si sviluppano ingegnose strategie per provare a gestire il consumo di alcol del compagno

Ma il problema persiste e l’umore varia in funzione del comportamento del partner. «Beve poco…, esce di meno…»  e si ritrova speranza.

 «Rientra tardi…,  si addormenta sul divano…» ed è subito disperazione.  Senza contare che a poco a poco si perde fiducia sia nel partner che in sé stesse, nella propria capacità di aiutarlo e di impedirgli di bere. Si hanno discussioni, ci si arrabbia con il partner, contro l’alcol,  contro se stesse,  contro coloro che bevono con lui, contro quelli che conoscono il problema e non dicono niente.

................o Accusare 


Quando la situazione è percepita come insostenibile e tutti i tentativi di aiutare il partner alcoldipendente si sono rivelati inefficaci, può capitare che si inizi a lasciare libero sfogo ai rimproveri e alle accuse. «Per colpa tua tutto sta andando a rotoli..., stiamo soffrendo per colpa tua…». E non di rado si minacciano conseguenze negative se non dovesse smettere subito di bere.
Tutto questo può comportare un enorme dispendio di energia, grandi sofferenze, momenti di speranza e di dubbio. Purtroppo, ogni tentativo è vano e non è possibile fermare la progressione della malattia fintanto che il partner non si coinvolge direttamente.  Eppure qualcosa si può fare: anche se lui non è ancora pronto per farsi curare, si può iniziare a cambiare le cose per se stesse.


lunedì 13 marzo 2017

ADOLESCENZA

PIANETA ADOLESCENZA: LE USCITE, LE FESTE E I CONSUMI



Tutti noi ricordiamo con nostalgia un aspetto della nostra adolescenza:le nostre prime uscite, le nostre feste e i primi "acquisti" da soli con la nostra paghetta. Io faccio parte della generazione del "TEMPO DELLE MELE".
I nostri genitori in ansia per il nostro ritorno o preoccupati di quello che poteva succedere durante una festa.
Anche nostro figlio, a sua volta, vuole vivere e gustare questi momenti privilegiati di condivisione. 

Cosa fare se ci chiede di uscire per trascorrere del tempo con i suoi amici oppure vuole fare una festa a casa nostra?

Proverò a darvi un aiuto e alcuni consigli per affrontare una fase delicata dell' ADOLESCENZA dei nostri figli.

FAR FESTA

Gli adolescenti hanno bisogno di uscire e di divertirsi. Che cosa c'è di meglio che passare del tempo con i propri amici, di chiacchierare, di ridere e di ascoltare musica con loro? Le feste sono delle occasioni per stare bene, per  rilassarsi, per divertirsi, durante le quali gli adolescenti imparano anche a sviluppare un gran numero di competenze sociali: possono fare nuove conoscenze, capire come è meglio relazionarsi, osservare come gli altri si comportano, scoprire nuovi lati di sé attraverso lo sguardo degli altri e gestire le novità e le diverse emozioni.
Bisogna anche pensare che spesso l'adolescente ama uscire senza fare niente di speciale, per non “perdere qualcosa” o semplicemente per essere con i propri amici e chiacchierare. Anche questi sono momenti importanti che rispondono al bisogno dell’adolescente di stare con i propri coetanei e di sentirsi parte di un gruppo. Il gruppo per l’adolescente è infatti il luogo per sperimentare forme di autonomia e indipendenza, per fare nuove esperienze, per accrescere le proprie capacità relazionali. È anche durante queste occasioni che potrà vivere le sue prime esperienze amorose.

Quali rischi durante le uscite e le feste?

Quando gli adolescenti escono, a volte amano lasciarsi andare. Per impressionare gli amici, per affrontare delle situazioni pericolose o ancora per piacere possono assumere dei comportamenti a  rischio, come il consumo di alcol, di cannabis o di altre droghe illegali. Capita che, sotto l'effetto di sostanze, i giovani adottino dei comportamenti inadeguati: parole fuori luogo, uso della violenza, rapporti sessuali non protetti, pericoli alla guida (sia come conducente che come passeggero di un veicolo). Questi comportamenti possono avere sia delle conseguenze immediate che a lungo termine. Gli adolescenti sono coscienti dei rischi, ma spesso pensano che i problemi capitino solo agli altri, si sentono  invulnerabili. Per questo è importante che siano informati di certi pericoli, ma anche che i genitori pongano loro dei limiti precisi. Il vostro atteggiamento è essenziale per prevenire e limitare l’assunzione di comportamenti a rischio da parte di vostro figlio.

Porre dei limiti

Nel concordare le uscite con i figli adolescenti, sarebbe auspicabile che i genitori siano d’accordo tra di loro qualunque sia la situazione di coppia. È importante cercare un compromesso in caso di disaccordo  per  dare un messaggio chiaro all'adolescente. Ricordate che siete voi genitori che decidete di concedere o meno il permesso di uscire o di andare ad una festa, di stabilire quanti  soldi avrà a disposizione e che decidete l'ora di rientro. Questi sono aspetti che creano spesso tensione e disaccordo tra genitori e figli. A volte è difficile dire di no e porre dei limiti, gli adolescenti non li accettano e spesso rinfacciano ai genitori la mancanza di fiducia nei loro confronti. Ma le regole e i limiti sono essenziali per la crescita. Quindi non esitate a dire dei no laddove lo ritenete necessario. La fiducia è un elemento centrale della relazione tra genitori e figli; essa si costruisce ed evolve nel tempo in funzione degli avvenimenti. La libertà e l'autonomia sono delle competenze che il giovane costruisce e acquisisce progressivamente. Ogni genitore in base alle caratteristiche dei propri figli (ad es. età capacità di rispettare le regole, di assumersi responsabilità,…) definirà quali spazi di libertà e autonomia concedere. Questi saranno progressivamente modificati in base alla crescita e al comportamento del figlio. Non è sempre facile per un genitore trovare un equilibrio tra il desiderio di protezione e la necessità di concedere maggior autonomia e responsabilità al proprio figlio. 

Ora di rientro

Gli orari di rientro e la frequenza delle uscite sono spesso argomenti di discussione e conflitto. Le uscite serali devono essere progressive e tener conto dell'età e della maturità degli adolescenti. Per esempio, un ragazzino di 12 anni non dovrebbe essere autorizzato ad uscire la sera senza la sorveglianza e la protezione di un adulto. Per i ragazzi più grandi, le uscite dovrebbero limitarsi al fine settimana, salvo eccezioni, con un orario di rientro preciso. Discutete insieme ai vostri figli su orari realistici e adatti alla loro età. In ogni caso, la decisione finale deve però spettare a voi. Una presa di posizione chiara da parte vostra tranquillizza il figlio, anche se non è d'accordo con voi.

Gestione dei soldi

Alcuni genitori danno, al figlio, un importo fisso (alla settimana, al mese), come “paghetta”; altri invece danno i soldi in funzione delle attività o del costo dell'uscita (cinema, concerti, attività sportive, ecc.).  Nel dare dei soldi ai propri figli è necessario tenere conto dell’età, delle loro capacità di gestione e del budget della famiglia. Se vostro figlio fatica a gestire la “paghetta” o richiede continuamente dei soldi verificate insieme a lui quali sono le spese necessarie e se ce ne sono di superflue. Potete sempre ristabilire l’importo da dare a vostro figlio. Gli adolescenti, per imparare a gestire le loro  finanze, dovrebbero ricevere i soldi in maniera limitata e in occasioni specifiche. Indicategli chiaramente a cosa questi soldi non sono destinati (per esempio, a comprare dell'alcol, del tabacco o delle sostanze illegali).

NEL PROSSIMO POST DEDICATO ALL'ADOLESCENZA VI DARO' INDICAZIONI E CONSIGLI. CHI HA BISOGNO PUO' INVIARMI UNA MAIL ALL'INDIRIZZO:crescitadellapersona@gmail.com

sabato 11 marzo 2017

DIPENDO DAGLI ALTRI O SONO UNA PERSONA SICURA DI SE'?

FAI IL TEST: SEI CODIPENDENTE?


La codipendenza O DIPENDENZA DAGLI ALTRI è la difficoltà a creare delle relazioni sane sia con noi stessi che con gli altri.
Vuol dire che nei nostri atteggiamenti privilegiamo sempre le altre persone a scapito di noi stessi.
Spesso tendiamo a mettere da parte la nostra volontà per assecondare il volere degli altri (famiglia, figli, genitori).

Per poter intraprendere un percorso di recupero e serenità occorre riconoscere in se stessi queste caratteristiche per poi trasformarle in qualcosa di bello per noi. 

Ti propongo questo test molto semplice. Basta che tu rifletta bene sull'affermazione e che provi a vedere dentro di te quando, come e dove applichi quell'atteggiamento.

Il test ha la finalità di conoscerci meglio. I modelli seguenti possono essere presenti tutti o solo alcuni, non importa. Quello che è fondamentale è avere la fiducia e l'onestà di analizzarsi.

SFERA DEL CONTROLLO SUGLI ALTRI

  1. HO BISOGNO DI SENTIRMI NECESSARIO PER RELAZIONARMI AGLI ALTRI?
  2. OFFRO GUIDA E CONSIGLI NON RICHIESTI?
  3. MI RISENTO SE GLI ALTRI NON SI FANNO AIUTARE DA ME?
  4. USO IL SESSO PER ASSICURARMI ACCETTAZIONE E APPROVAZIONE?
  5. CREDO CHE TUTTI GLI ALTRI SIANO INCAPACI DI BADARE A SE STESSI?

SFERA DELL'AUTOSTIMA

  1. HO DIFFICOLTA' A PRENDERE DECISIONI?
  2. NON CHIEDO MAI AGLI ALTRI DI SODDISFARE I NOSTRI BISOGNI E DESIDERI?
  3. CONSIDERO IMPORTANTE L'APPROVAZIONE DEGLI ALTRI CHE QUELLA CHE POSSO DARMI DA ME?
  4. MI PERCEPISCO UNA PERSONA SPECIALE E MERITEVOLE DI AMORE E DI VALORE?
  5. GIUDICO SEVERAMENTE LE MIE AZIONI, I MIEI PENSIERI E LE MIE EMOZIONI?

SFERA DELLA COMPIACENZA

  1. ACCETTO COMPROMESSI RISPETTO AI MIEI VALORI E ALLA MIA INTEGRITA' PER EVITARE RABBIA E RIFIUTO DA PARTE DEGLI ALTRI?
  2. MI LASCIO INFLUENZARE DAI SENTIMENTI ALTRUI FINO A FARLI MIEI?
  3. RIMANGO TROPPO A LUNGO IN SITUAZIONI E RAPPORTI PERICOLOSI?
  4. ACCETTO SESSO AL POSTO DELL'AMORE?
  5. RIESCO A DIRE DI NO? 
  6. MI SOVRACCARICO DI LAVORO PER LA PAURA DI DELUDERE GLI ALTRI?

RISULTATI

Anche solo uno di questi atteggiamenti indica la nostra dipendenza dagli altri. Ogni azione o pensiero che viene fatto per gli altri piuttosto che per noi non ci rende sereni e le nostre relazioni non sono giuste. A breve pubblicherò un percorso di liberazione necessario a essere più forti e più amorevoli con noi stessi,

LA DEPRESSIONE e L'ANGOSCIA


L'ANGOSCIA COMPAGNA DELLA DEPRESSIONE
 

 Una delle caratteristiche dolorose della depressione è l'angoscia. Una sensazione di soffocamento che ci stringe il collo e diventa difficile respirare. E' una sensazione bruttissima che vorremmo non provare mai più.
«Il cuore stretto in una morsa di acciaio. Vivere cosí mi sembra praticamente impossibile. Sono disperata. A me sembra di essere ancora prigioniera della angoscia e della disperazione. Vivo come un automa. Non riesco a liberarmi da questa angoscia. Sto perdendo la testa. Mi sento egualmente triste, egualmente disperata. Tutti i contatti umani sono tragici. Penso il futuro; ma mi terrorizza. L’angoscia. L’angoscia si è di nuovo impossessata di me. Mi sento come prigioniera nelle sabbie mobili; i tentativi per uscirne, sempre piú blandi, e disperati,raggiungono solo lo scopo di farmi precipitare sempre piú a fondo».
Ecco la testimonianza di Giovanna. Sono parole dure e che purtroppo chi conosce la depressione vive nei momenti più profondi del dolore.
Riconoscersi in questo può farci sentire ancora più tristi e disperati. Io mi sono sentita invece sollevata. Pensare che anche altri provano quello che provo io mi rafforza dell'idea della malattia.
La speranza della guarigione si fa spazio in me. POSSO CURARMI E VENIRNE FUORI.

La depressione-malattia si nutre di emozioni che fanno parte della vita di ogni giorno, e sono emozioni che nascono dal cuore: la malinconia, la nostalgia, l’inquietudine dell'anima, la ricerca del silenzio e della solitudine.
Quando la sofferenza scende nella nostra anima, fatalmente accompagnandosi alla depressione, e ci tortura nelle nostre fibre piú nascoste e segrete, lacerandole e spezzandole, essa tende a separarci dal mondo delle persone e delle cose.

Quando la sofferenza scende in noi, certo, e in misura ancora piú intensa nelle ore delle nostre tristezze e delle nostre angosce, il senso della vita, le cose che davano un senso alla vita, si oscurano; e la fatica di vivere, di vivere con gli altri le cose che si sono vissute insieme, cresce drasticamente. Nel dolore dell’anima, che la tristezza e l’angoscia trascinano con sé, cambia il modo di essere nel mondo; e le parole, le parole delle persone vicine e lontane, possono essere di volta in volta portatrici di aiuto, e di salvezza, o invece di disperazione e di incomprensione.

La speranza c'è!!! Anche supportandoci insieme possiamo venirne fuori. 

«Solo per chi non ha piú speranza ci è data la speranza».



venerdì 10 marzo 2017

ALCOLISMO COME LA VEDE BILL: ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITA'

L'ALCOLISMO E LE RESPONSABILITA' secondo Bill


Essere pronti ad accettare tutte le conseguenze delle azioni passate, e nello stesso tempo ad assumersi la responsabilità del benessere altrui, è importante per il nostro recupero.


LE CONSEGUENZE DEL PASSATO

Bill ci fa riflettere sulle nostre azioni passate. Per molto tempo durante la dipendenza DELL'ALCOLISMO siamo stati egoisti. Abbiamo pensato che solo noi avevamo un dolore da dimenticare e che nessun altro poteva permettersi di dire il contrario.
Risultati immagini per bill alcolismoOra che siamo sobri ci rendiamo conto della sofferenza che abbiamo causato e di come siamo stati rinchiusi in noi stessi. L'esterno scompariva e appariva solo aggressività, malessere, tristezza e depressione.

IL PRESENTE 

Le azioni passate devono essere presenti nella nostra mente e nel nostro cuore. Abbiamo ora la possibilità di vedere chiaramente chi eravamo. Sappiamo che una delle forze del recupero è il presente, Il qui e ora, il solo per oggi. Infatti, nel presente vediamo come siamo davvero e possiamo onestamente rispondere delle azioni commesse. Il presente ci dà la possibilità di mettere radici al cambiamento. Quanto male abbiamo fatto e quanto male ci siamo fatti. Le nostre responsabilità iniziano ora, nel presente. La sofferenza permessa ora nel presente è il dispiacere e il dolore sincero della nostre azioni e la capacità di riconoscere che non eravamo noi e che abbiamo bisogno di aiuto.

LA RESPONSABILITA' DEL BENESSERE ALTRUI

Per la prima volta abbiamo la responsabilità di far star bene gli altri. I nostri compagni di vita, i nostri figli, i nostri genitori, amici e parenti ci affidano la loro serenità e felicità. Questa responsabilità non deve spaventarci ma ci deve spronare a vivere il nostro recupero in funzione di coloro a cui vogliamo bene. Ma la prima responsabilità è verso il nostro benessere.
Riflettiamo su questo e riprendiamo in mano la nostra vita.

giovedì 9 marzo 2017

DEPRESSIONE: una testimonianza di depressione


Il dolore dell'anima (depressione) 


TESTIMONIANZA DELLA MIA DEPRESSIONE

La depressione è psichicamente caratterizzata da un profondo e doloroso scoramento, da un venir meno dell’interesse per il mondo esterno, dalla perdita della capacità di amare, dall’inibizione di fronte a qualsiasi attività da un avvilimento del sentimento di sé che si esprime in autorimproveri e autoingiurie e culmina nell’attesa delirante di una punizione.

Oggi voglio raccontarvi la mia esperienza di depressione. Credo che in tanti possano riconoscersi in questo racconto di una parte della mia vita.


COME E' INIZIATA LA MIA DEPRESSIONE

Il tutto è iniziato da una grande ansia che avevo quando dovevo recarmi al lavoro.
Il momento più tragico è il risveglio. Vorrei non addormentarmi mai per non avere questo risveglio.
Il lavoro mi fa morire ho paura di non riuscire ad affrontare la giornata. Sto male anche fisicamente, mi sembrava quasi di morire. Cerco di controllarmi ma è uno sforzo enorme. Ho tutta questa angoscia che ho paura di tutto anche di me stessa. Mi sento disperata, non so dove aggrapparmi,E' un senso di puro terrore e non so come fare. Dove posso appoggiarmi per non morire?

Penso e mi dico:"Così non posso continuare. Le mattine passate nel terrore. Sono una malata costretta a lavorare. Sono veramente preoccupata.  Sono talmente confusa e disperata. Lo stato d’animo non cambia. Adesso mi sento precipitare."
Quando ero in vacanza pensavo al fatto di dovere riprendere il lavoro,ed ero terribilmente terrorizzata. Questa è la mia vita. Spero di non morire.”

“Provo un senso di vergogna. Ieri mattina mi disprezzavo. Non riesco a controllarmi quando mi trovo in questi momenti. Fino a quando riuscirò a portare avanti questa sofferenza? Ci sono depressioni che durano eternamente, e la mia è una di queste. Sono talmente invischiata in questo dolore che mi pare impossibile che possa togliermi questo peso dallo stomaco. Quasi non le credo; quasi mi sembra impossibile sentirmi dire che guarirò. Dalla disperazione più nera ad una certa serenità. Mi interessa soltanto di guarire. È più che una sofferenza fisica. Ci si sente diversi dalle altre persone: le guardo come persone di un altro pianeta.”

“Questo sentirmi così lontana da tutti mi angoscia profondamente; ma mi fa piacere quello che mi ha detto. Forse domani non è così lontano: anche se messa di fronte alle responsabilità mi sento naufragare.”

LA LOTTA CONTRO IL DOLORE DELLA DEPRESSIONE

“Nei giorni scorsi sono stata bene. Stamattina il risveglio non è stato così pesante: una tristezza, poi, più che una angoscia. Un senso di rassegnazione anche sul piano della salute. Mi sento vuota, molto vuota. Non mi sento ancora io. Mi sento in balìa delle persone e della situazione. Ci si sente come costretti a camminare su due gambe rotte. Mi sento tutta a pezzi. Si prova una sofferenza tremenda: come ricercare qualcosa che non si raggiunge mai. Mi chiedo spesso come un organismo possa superare tutto questo. Possibile che non ci si consumi con tutto questo? Nonostante tutto questo stillicidio l’organismo resiste. Mi sembra un mistero. Non ha alcuna presa da un punto di vista organico? Mi sento veramente monotona. Ci sono dei momenti in cui mi sento liberata da questo peso. Stamattina è stata una mattinata difficile. Ci si trova a terra da un momento all'altro. Come mai si arriva a questo? Un crollo improvviso. Mi sento veramente morta. Mi sento con dentro niente. Mi ritrovo senza nessun desiderio. Sono un poco più cosciente e di conseguenza ne sento di più il peso. Sono in un baratro.”

UNA LUCE IN FONDO AL TUNNEL DELLA DEPRESSIONE

Inizio una terapia farmacologica e una psicoterapia. Non ho molta fiducia in questo ma non ho scelta.
“Come angoscia sto meglio. Mi sono rilassata ieri. Incomincia a nascere qualche progetto. Mi sento in bilico. Istintivamente, mancandomi questa angoscia, mi sento più sola. Mi manca; ma non dovrei sentirne la mancanza.” Mi sembra strano che debba sparire anche il ricordo; ma è così. Di quelle giornate ricordo la disperazione: di essere sul punto di precipitare in un abisso tremendo e di non riuscire a fermarmi al di qua. Ora mi sento sperduta. Non ho più l’angoscia di allora.




lunedì 6 marzo 2017

DIPENDENZA DA SESSO: IL DESIDERIO E IL GODIMENTO

La dipendenza da sesso e il desiderio di godimento

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Dipendenza da sesso: il desiderio del piacere e del godere

Quando diciamo “desiderio”, a che genere di esperienza pensiamo? Di cosa si tratta? Cosa è?

L’esperienza del desiderio di un dipendente da sesso è un’esperienza di perdita di padronanza, di vertigine, di qualcosa che non si riesce a controllare. E' l’esperienza di uno scivolamento, di un ostacolo, di uno sbandamento e di una perdita di padronanza.
Non è mai il dipendente da sesso che decide il “suo” desiderio, ma è il desiderio che decide di lui, che lo ustiona, lo sconvolge, lo rapisce, lo entusiasma, lo inquieta, lo anima, lo strazia, lo potenzia, lo porta via.
L'ustione è profonda tanto da percepire il dolore se non si realizza il desiderio e il godimento. Il dipendente da sesso è sconvolto, non si riconosce più. Tutti i valori in cui ha sempre creduto cadono in seguito a un rapimento dei sensi. Famiglia, lavoro, amici ne vengono profondamente feriti. Inizia un combattimento interiore che a volte lo inquieta e lo strazia, l'indecisione lo logora. La forza che arriva dal desiderio è però dirompente. L'allegria e l'entusiasmo di essere desiderato lo fa volare.
La trasmissione del desiderio, infatti, non può che avvenire attraverso un incontro, dunque attraverso un evento che ha il carattere della sorpresa, dell'inatteso, del fuori programma. L’esperienza del desiderio è l’esperienza di una forza che proviene da se stessi ma che trasforma e toglie la volontà di decidere.Questo significa che il desiderio non è ciò che rafforza l’identità, ma è piuttosto ciò che la scompagina, la destabilizza, è un fattore di perturbazione della identità.

Nella esperienza del desiderio il dipendente da sesso non è mai padrone.


Il dipendente è preso, portato, posseduto, animato, invaso, percorso dal desiderio. E proprio per questa ragione il desiderio non è mai tutto suo, ma è piuttosto sempre aperto alla ricerca dell'altro che soddisfa questo desiderio.
Il desiderio di cui stiamo parlando è sproporzionato rispetto alla normalità; è ossessione, incubo. E' pericoloso per se stessi e per chi amiamo. 
Questo desiderio incontrollabile porta a sottovalutare le conseguenze, i rischi e i pericoli. Le malattie sessualmente trasmissibili, il rischio di perdere il lavoro perché non si riesce a controllare il desiderio di cercare su internet immagini o video espliciti, l'esborso di denaro per frequentare locali e privè che favoriscono la promiscuità, non sono considerati in maniera adeguata.


Il dipendente da sesso è responsabile del suo desiderio, di quel desiderio che non può mai pretendere di governare. 


Il desiderio sessuale spropositato non è mai la manifestazione di un istinto naturale, ma una PERVERSIONE dell'istinto. Tra la fame e la necessità dell'appagamento sessuale del dipendente non esiste alcuna differenza. Sono entrambi bisogni da soddisfare. Il primo è necessario per il corpo e la sopravvivenza mentre il secondo diventa un baratro in cui cadere. La pulsione sessuale non risponde affatto alle leggi che governano l’istinto naturale ma alla moltitudine di sollecitazioni culturali che accendono il desiderio sbagliato e lo alimentano. E' un desiderio sessuale di tipo perverso. Il desiderio sessuale che si manifesta come pulsione necessita  della presenza di un corpo che perde la dignità di persona e diventa solo un oggetto o uno strumento per raggiungere il desiderio e il godimento propri di questa malattia.
Philip Roth ci offre nella sua letteratura un esempio "elegante" del desiderio sessuale ossessivo:
Contemplo ammaliato la ragazza che si tormenta una ciocca di capelli mentre fa mostra di studiare il suo libro di storia […] Un’altra ragazza, che il giorno prima nel suo banco a lezione avevo trovato del tutto ordinaria, dondola una gamba sotto il tavolo della biblioteca mentre sfoglia pigramente un numero di Look, e il mio ardore non conosce limiti. Una terzaragazza si china sul quaderno, e con un gemito soffocato, come se mi stessero impalando, osservo il seno sotto la camicetta dolcemente premuto fra le braccia incrociate. Come vorrei essere quelle braccia! Sì, basta davvero poco per lanciarmi alla conquista di una perfetta sconosciuta, mi basta notare che, mentre con la mano destra prende appunti dall’enciclopedia, non riesce a impedire che l’indice della mano sinistra accarezzi il contorno delle labbra […]
Vedi P. Roth, Il professore di desiderio, tr. it. Einaudi, Torino 2009, pp. 20-21.

Per il desiderio sessuale del dipendente da sesso, il corpo della donna si frammenta in tanti piccoli oggetti: una ciocca di capelli, una gamba dondolante, il seno tra le braccia incrociate, l’indice della mano, il contorno delle labbra, il capolavoro del culo.



ECSTASY


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 COS’E’ l’ECSTASY

L’ecstasy è una combinazione di una droga allucinogena (che provoca allucinazioni) e di una anfetaminica (che provoca eccitazione).
L’ecstasy determina alterazioni delle percezioni sensoriali e distorsione della realtà con effetti diversi in base alla combinazione delle due componenti.
La droga viene quasi sempre assunta sotto forma di compresse o capsule. Se ne fa spesso uso in discoteca per esaltare le sensazioni musicali. Occasionalmente viene sniffata, fumata o iniettata con grave pericolo. L’ecstasy crea dipendenza psicologica.
Questa droga spesso può assumere grande importanza nella vita delle persone creando un bisogno a cui è molto difficile sottrarsi. In soggetti cronicamente intossicati, la sospensione può provocare disturbi psicofisici con depressione, tremori, debolezza, disturbi gastrointestinali.

GLI EFFETTI DOPO L’ASSUNZIONE DI ECSTASY


1.      L’ecstasy agisce circa 30 minuti dopo l’assunzione. Provoca brevi impeti di gioia accompagnati talvolta da nausea. Il massimo dell’effetto si raggiunge circa un’ora dopo.

2.      Le sensazioni vengono intensificate e distorte. Gli effetti dell’ecstasy svaniscono dopo 3-4 ore. La droga fa credere alla persona che l’ha assunta di poter facilmente affrontare una conversazione impegnativa e di essere disinibita e spigliata nelle relazioni.

3.      Ciò che fa dell’ecstasy una droga diversa dalle altre è proprio la sensazione di capire ed accettare meglio gli altri. E’ come se venisse meno ogni barriera e le persone si sentissero meno inibite. 


LE CONSEGUENZE DERIVANTI DALL’USO DI ECSTASY


1.      Spesso dopo l’assunzione subentra la depressione. In Europa si sono verificati casi di decesso associati all’ecstasy.
2.      Il surriscaldamento da assunzione associato a serate in discoteca o altri locali chiusi e sovraffollati è causa di frequenti collassi. Alcune persone risultano estremamente sensibili all’ecstasy e per loro una sola dose può essere letale.
3.      Si pensa che l’ecstasy possa causare danni al fegato. Specialmente chi soffre di ipertensione, di problemi cardiaci, epilessia, asma, le donne in stato di gravidanza o coloro che fanno uso di antidepressivi devono assolutamente evitarne l’assunzione.
4.      Alcuni esperimenti dimostrano che l’uso può provocare lesioni cerebrali irreversibili.
LE PENE PREVISTE PER CHI FA USO DI ECXSTASY
Il possesso per uso personale comporta sanzioni amministrative (sospensione della patente, passaporto, porto d’armi). Il giudice valuta, caso per caso, in base alla quantità ed alle circostanze, quando il possesso può essere considerato “per uso personale”. La vendita, l’acquisto ed il possesso per uso non personale sono reati, punibili con la reclusione da 8 a 20 anni ed una multa da 50 a 500 milioni. Per grandi quantità è previsto l’arresto. 
LA CURA DELLA DIPENDENZA DA ECXSTASY
Alcune persone, anche se raramente, smettono di usare l’ecstasy da sole ma la maggior parte ha bisogno d’aiuto. Spesso chi usa droghe non riconosce di avere un problema serio da risolvere. Questa è una delle caratteristiche principali della patologia che spesso compromette la possibilità immediata di interrompere l’uso di droga. In questi casi la cosa più importante è evitare in tempo tutti i rischi ed i danni derivanti dall’uso della droga (e dal fabbisogno economico ad esso correlato), come ad esempio la prostituzione, le attività criminali, le infezioni e la morte per incidente. ? Chi usa droghe deve essere aiutato e non emarginato perché per vincere la patologia da cui dipende non basta solo la sua volontà. ? Per curarsi esistono appositi servizi pubblici (SER.T.) a cui ci si può rivolgere anche in anonimato. 
LA MIGLIOR DIFESA È NON USARE DROGA.
LE DROGHE SONO SEMPRE NOCIVE 

COS’E’ LSD


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LSD

LSD è una sostanza che produce stati allucinogeni. Questa droga viene anche detta “droga psichedelica” per le alterazioni della percezione dei colori che provoca.
LSD viene quasi sempre ingerito.  
La sostanza è liquida e per essere usata viene fatta assorbire, in minore quantità, su piccoli pezzetti di carta di varia forma: francobolli, stelle, animali, fiori ecc.

GLI EFFETTI DOPO L’ASSUNZIONE DI LSD


L’esperienza da LSD è generalmente descritta come un “trip” (termine inglese per definire un viaggio) perché le percezioni vengono molto alterate e compaiono allucinazioni con profonda distorsione della realtà esterna.  
Da trenta minuti a un’ora dopo aver assunto LSD, i colori si modificano e vengono percepite immagini inesistenti. Queste immagini ripetute possono essere viste con gli occhi chiusi.
Nella seconda ora gli effetti da uso di LSD divengono più intensi. Le immagini sono visibili con gli occhi aperti (allucinazioni). Immagini e situazioni appaiono generate dal nulla in conseguenza della stimolazione chimica della sostanza sulle cellule cerebrali.

LE CONSEGUENZE PERICOLOSE IN SEGUITO ALL’ASSUNZIONE DI SLD


1.     La persona può entrare in un grave stato di perdita del contatto con la realtà e non riuscire a valutare le situazioni di pericolo, perdere la facoltà di giudizio e di decisione razionale, ma mantenere la capacità di movimento e di azione.
Alcune persone, pensando di essere in grado di volare, si sono lanciate nel vuoto riportando gravi lesioni permanenti.
2.     La percezione del tempo è completamente alterata e si ha la sensazione di trovarsi in un altro mondo. In molti casi l’effetto dell’LSD può incutere paura ed attacchi di panico estremamente spiacevoli, a volte provocare danni psicologici permanenti ed irreversibili.
3.     Le sensazioni cominciano ad affievolirsi dopo cinque o sei ore dall’assunzione anche se possono perdurare anche per qualche giorno e dopo circa otto ore svanisce l’effetto. In alcuni casi le allucinazioni e le alterazioni della realtà possono ricomparire inaspettatamente per brevi istanti anche dopo alcuni giorni l’avvenuta assunzione. Questo effetto rende estremamente pericoloso l’uso dell’LSD, in quanto la persona, al momento della comparsa degli effetti residui, potrebbe trovarsi alla guida di una automobile o in condizioni lavorative in cui è richiesta un’alta concentrazione al fine di evitare incidenti.
I RISCHI DERIVANTI DALL’USO DI LSD
1.     Gli effetti più pericolosi dell’assunzione di LSD possono verificarsi anche dopo una sola dose.
2.     L’LSD può provocare disturbi mentali permanenti con alterazioni dell’umore, del pensiero e della memoria fino ad uno stravolgimento della personalità.
3.     Può anche provocare stati di estrema ansia e attacchi di panico non solo sotto l’effetto della droga, ma anche dopo qualche tempo.
4.     L’LSD falsa la capacità di giudizio e la percezione del pericolo: Non bisognerebbe mai guidare o maneggiare macchinari pericolosi sotto l’effetto di tale sostanza
CONSEGUENZE LEGALI LEGATE ALL’LSD
Il possesso per uso personale comporta sanzioni amministrative (sospensione della patente, passaporto, porto d’armi). Il giudice valuta, caso per caso, in base alla quantità e alle circostanze, quando il possesso può essere considerato “per uso personale”.
La vendita, l’acquisto ed il possesso per uso non personale sono reati, punibili con la reclusione da 8 a 20 anni ed una multa da 50 a 500 milioni. Per grandi quantità è previsto l’arresto. LSD rimane nell’urina per 2-3 giorni.
COSA FARE PER CURARE LA DIPENDENZA DA SLD
Alcune persone, anche se raramente, smettono di usare l’LSD da sole ma la maggior parte ha bisogno di aiuto. Spesso chi fa uso di droghe non riconosce di avere un problema serio da risolvere. Questa è una delle caratteristiche principali della patologia che spesso compromette la possibilità immediata di interrompere l’uso della droga. In questi casi la cosa più importante è evitare in tempo tutti i rischi e i danni correlati all’uso, come ad esempio la prostituzione, le attività criminali, le infezioni e la morte per incidente.  Chi usa droga deve essere aiutato e non emarginato perché per vincere la patologia da cui dipende non basta solo la sua volontà. Per curarsi esistono appositi servizi pubblici (Ser.T.) a cui ci si può rivolgere in anonimato.  
LA MIGLIOR DIFESA E’ NON USARE DROGA

LE DROGHE SONO SEMPRE NOCIVE

venerdì 3 marzo 2017

CARATTERISTICHE DELLA DIPENDENZA DAL GIOCO D'AZZARDO O LUDOPATIA


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IL COMPORTAMENTO DA GIOCO D'AZZARDO


La dipendenza dal gioco d'azzardo è una delle dipendenze più devastanti che causa una profonda sofferenza non solo alla persona che ne soffre ma anche alla famiglia.

Spesso la famiglia non riesce a comprendere cosa sta succedendo e si accorge della situazione quando i danni compiuti sono gravi. Vorrei essere più esplicita nel parlarvi delle caratteristiche tipiche del giocatore e forse aiutare qualcuno a comprendere meglio e subito la situazione.

La differenza fra il giocatore sociale e il giocatore "dipendente" è che il primo pur traendo piacere dalla attività di gioco, può smettere di farlo in qualsiasi momento.

RICONOSCERSI COME DIPENDENTE DEL GIOCO D'AZZARDO E' IL PRIMO PASSO VERSO IL RECUPERO E LA SALVEZZA

Il Comportamento da gioco d’azzardo problematico

Il Gioco d'azzardo e l'inizio del dramma

Il dipendente ha una crescente necessità di giocare per provare l'eccitazione della vincita.  Purtroppo per raggiungere l'eccitazione desiderata è costretto a giocare una quantità crescente di denaro. Quando tenta di interrompere il gioco, diventa irritabile e irrequieto. Nella situazione di gioco il dipendente perde la cognizione del tempo e la consapevolezza della somma giocata. Nei momenti di lucidità cerca di controllare, di ridurre o di interrompere il comportamento sbagliato. Purtroppo gli sforzi compiuti sono estenuanti e inutili.
Il gioco d'azzardo entra nei suoi pensieri e preoccupa spesso il dipendente. L'esperienze passate di gioco ritornano in maniera ricorrente nei suoi pensieri. La sua attenzione è ossessionata dall'analisi delle problematiche e delle pianificazioni future. Iniziano i pensieri angoscianti su come ottenere denaro con cui giocare.

 Il gioco e la sua funzione anestetica del dolore e della perdita

In seguito ai pensieri il giocatore d'azzardo utilizza il gioco come uno sfogo della sua frustrazione.
Spesso gioca quando si sente in difficoltà (per esempio, assenza di speranza, in colpa, ansioso, depresso). Perdere soldi innesca in lui un meccanismo automatico di perdita della realtà. Infatti, dopo aver perso soldi al gioco, il dipendente spesso torna un altro giorno (le cosiddette perdite “inseguite”). Il gioco allevia le sensazioni negative e si ha la percezione di non fare niente di male .

La protezione del comportamento dipendente


In questa fase non si riesce più a fare a meno del meccanismo piacere-mancanza,piacere del gioco d'azzardo. Raccontare bugie per nascondere il coinvolgimento nel gioco d’azzardo diventa fondamentale.Il giocatore mette a repentaglio o ha già perso una relazione significativa, il lavoro, lo studio o una opportunità di carriera a causa del gioco d’azzardo.

Inizia un'altra dipendenza che si basa su altri per cercare denaro per alleviare le disperate situazioni finanziarie causate dal gioco d’azzardo.